Forse che sì forse che no

La concezione artistica e filosofica di D’Annunzio si realizza compiutamente nell’ultimo romanzo Forse che sì forse che no, pubblicato nel 1910. Qui si compiono, infatti, la resa e la negazione del superuomo dannunziano, circondato da un alone di forma estetica, di fronte alla meschinità e volgarità dell’esistenza. La fusione fra arte e vita ovvero fare della propria vita un’opera d’arte, sogno di tutti gli artisti appartenenti al decandetismo, trova in D’Annunzio la sua massima espressione. Forse che sì forse che no indica lo stato di inquietudine e indecisione vissuto da Isabella Inghirami, personaggio chiave ispirato alla contessa Giuseppina Mancini la quale, ossessionata dal senso di colpa, non riesce a vivere serenamente la sua relazione con l’aviatore Paolo Tarsis. Questa situazione psicologica sfocia, attraverso una fase allucinatoria, nella paranoia e nella follia. Una curiosità: il titolo riprende il motto ripetuto più volte sul soffitto delle Sala del labirinto presente nel Palazzo Ducale di Mantova; la scritta in questione è tratta dal testo di una canzone d’amore del XVI secolo, composta per Isabella d’Este.


Gabriele D’Annunzio, principe di Montenevoso, nasce a Pescara il 12 marzo 1863 ed è senza dubbio uno degli intellettuali più importanti del primo ’900. Scrittore e poeta di rara sensibilità affiancò all’attività culturale la vita politica e militare. Conosciuto come il “Vate”, cioè il profeta, raggiunge la notorietà con il romanzo Il piacere (1889). Tra i massimi esponenti del decadentismo influenzò notevolmente anche la vita politica e civile italiana, finendo tra l’altro per anticipare attraverso la famosa impresa di Fiume il rapporto fra il “capo” e la massa, tipico del successivo fascismo; celebri in tal senso restano i suoi discorsi. Muore a Gardone Riviera il primo marzo 1938.

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