Uno nessuno e centomila

Uno, nessuno e centomila, pubblicato dopo una lunga gestazione nel 1926, è l’ultimo romanzo di Pirandello e di certo uno dei più complessi e interessanti. Già nel titolo è racchiusa la chiave di volta per comprendere quella che potremmo definire la ‘filosofia pirandelliana’. Vitangelo (Gengè) Moscarda, il protagonista della storia, si rende conto, a partire da una considerazione fatta dalla moglie sul suo naso, che la realtà non è unica ma “scomposta” in più parti. Egli passa attraverso vari stadi di disgregazione dell’Io (uno, nessuno e centomila appunto), fino ad arrivare a una sorta di alienazione da se stesso e dal suo vero essere. L’umorismo e l’analisi psicologica, tratti tipici della prosa pirandelliana, raggiungono qui il loro acme.


Luigi Pirandello nasce ad Agrigento il 28 giugno 1867. Considerato, a ragione, come uno dei più grandi drammaturghi del XX secolo è autore prolifico, caratterizzato da un umorismo pungente e grottesco. Sei personaggi in cerca d’autore e Il fu Mattia Pascal, solo per citarne due tra le più famose, rimangono esempi di opere senza tempo. Il suo nome resta indissolubilmente legato al teatro, ma egli fu autore anche di sette romanzi e numerose novelle, nonché di componimenti poetici. Nel 1934 viene insignito del premio Nobel per la letteratura. Muore a Roma il 10 dicembre 1936.

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