Il sogno di un uomo ridicolo

L'opera narra di un sogno che il protagonista fa all’età di quarantasei anni, probabilmente in uno dei suoi momenti di profonda e tragica introversione.

Una notte il protagonista prende la decisione di togliersi la vita, dopo aver fissato in uno squarcio di cielo limpido una stella lucente che sembrava suggerirgli proprio questo terribile atto.
Dopo aver preso la sua decisione s’imbatte in una bambina che piange disperata e che invoca il suo aiuto; la sua mamma sta per morire e nessuno corre in loro soccorso. Ma il protagonista la scaccia con brutalità e con l’ostentata indifferenza di chi, avendo deciso di farla finita, non vuole minimamente preoccuparsi dell’altrui sofferenza. Così torna alla sua abitazione, una bettola piena di ubriaconi e continue risse. Nella sua camera comincia a riflettere sugli accadimenti occorsigli, accorgendosi d'aver provato compassione e pietà per la povera bimba incontrata per strada. Così la compassione provata per lei lo distrae dal suo proposito autodistruttivo, tanto da pentirsi e vergognarsi del suo atteggiamento.

A questo punto giunge ad una sua "Visione della Verità" attraverso un sogno. Nel sogno si suicida per davvero e senza dolore si crea un immenso buio attorno a sé, vivendo in ogni aspetto la sua morte (le persone che accorrono, la sua sepoltura) che avverrebbe nella palazzina in cui vive. Poi grazie ad un essere misterioso (un angelo?) viene trasportato nell’immensità dell’universo, lontano dall’odiata Terra, passando accanto a Sirio. Nel corso del viaggio Fedor si rende conto che anche dopo la morte continuiamo ad esistere, anzi siamo costretti a rinascere in qualche altro angolo remoto dell’universo.

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