Zadig

Zadig di Voltaire


Zadig, nobile caldeo provvisto di ogni grazia materiale e spirituale, istruitosi alla scuola di Zoroastro, fu promosso dal re Moabdar di Babilonia, a supremo giudice del regno. Ma come spesso accade, il successo genera l’altrui invidia e allorché la simpatia della regina Astarte mutò in un casto sentimento d’amore, i suoi nemici, profittando della gelosia del re, lo fecero condannare a morte. Grazie all’aiuto di un fidato amico, Zadig riuscì a fuggire. Dopo infinite peripezie, la Provvidenza si decise a intervenire in suo aiuto e a Zadig, riunitosi all’amata, fu concesso di salire al trono che fu di Moabdar. Si narra che, sotto una guida tanto illuminata e saggia, “l’impero godette di pace, gloria e abbondanza. Governato dalla giustizia e dell’amore, quello fu il secolo più bello della terra”.



Con Zadig, Voltaire si propone di tracciare una rappresentazione della società parigina del ‘700, in cui difficilmente gli intellettuali riuscivano, senza l’appoggio di persone autorevoli, ad affermarsi.


François-Marie Arouet (Parigi, 21 novembre 1694 - 30 maggio 1778), meglio conosciuto con lo pseudonimo di Voltaire, fu un filosofo molto importante e influente, nonché finissimo scrittore e punto cardine dell'Illuminismo. Tra le altre opere: Micromega (1752); Il Candido o l’ottimismo (1759); Trattato sulla tolleranza (1763); Dizionario filosofico (1764); L’ingenuo (1767).

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