Patire fino alla sete (Modelli di narrativa di consumo)

Scritto in un periodo in cui campagne denigratorie e cambiamento del gusto segnavano la fine dell’età daveroniana, Patire fino alla sete ha dovuto aspettare più di settanta anni prima di vedere la luce. Tema centrale del romanzo è l’inquietudine del sesso, l’ansia della ventenne Barbara di fare un’esperienza avvertita come “necessaria” e liberatoria, anche se contraria alle norme del perbenismo borghese. Sfruttando i moduli e le tipologie che avevano fatto la fortuna della sua narrativa, Da Verona capovolge lo schema canonico del rapporto erotico e al topos del maschio conquistatore sostituisce l’intraprendenza della donna affamata di sesso e pronta a offrire il proprio corpo senza pretendere dall’uomo altro impegno se non la disponibilità ad accettare la generosa offerta. Sullo sfondo di ambienti mondani e salottieri, alternati a scene di inquieta vita familiare, la vicenda si conclude con una sorta di ritorno all’ordine che sembra attenuare la dimensione “scandalosa” : quasi un programmatico gioco tra conformismo e anticonformismo, finalizzato allo scopo di stimolare il senso del proibito e, insieme, di offrire al lettore la consolante certezza della validità del proprio sistema di valori. A prevalere, comunque, è la componente trasgressiva, il vagheggiamento di voluttà e avventure che accomuna Barbara e il protagonista maschile, delineato con connotati funzionali a suggerirne l’identificazione con l’autore. Motivi romantici e dannunziani si mescolano con altri di ascendenza fogazzariana, futurista, feuilletonistica, a creare un’atmosfera di tensione liricizzante che, oltre ad agevolare il coinvolgimento del lettore, mira a nobilitare le passioni di eroi sprezzatori della mediocrità della morale comune. Alle cadenze retoricizzate e quasi musicali del racconto sono affiancate soluzioni ironiche e disincantate, in uno studiato contemperamento di registri stilistici che sembra rivelare, in Da Verona, la lucida consapevolezza delle proprie amplificazioni.

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