La Fiera delle Vanità (eNewton Classici)

Introduzione di Riccardo Reim
Cura e traduzione di Anna Banti
Edizione integrale

La Fiera delle Vanità è unanimemente considerato il capolavoro di William Makepeace Thackeray, nonché uno dei più notevoli romanzi dell’Ottocento inglese. Pubblicato a fascicoli mensili tra il 1847 e il 1848 (e subito dopo in volume), ottenne in breve un successo talmente clamoroso da impensierire Charles Dickens, fino allora beniamino incontrastato del pubblico anglosassone. Con straordinaria abilità, Thackeray dipinge un vasto affresco della Londra dei primi anni del secolo, caustico e spietato quanto preciso ed efficace: una Londra rievocata con grande gusto scenografico, sterminato palcoscenico rigurgitante di personaggi corrotti e immorali, stupidi e irresponsabili, perfidi e intriganti, volgari e prepotenti, rappresentati con feroce accanimento nei loro vizi e nelle loro sordide meschinità.


William M. Thackeray

(Calcutta 1811- Londra 1853) fu il grande rivale di Dickens. Tra i suoi numerosi romanzi, oltre alla Fiera delle Vanità (vera e propria “comédie humaine” londinese), vanno almeno ricordati Le memorie di Barry Lyndon (da cui è stata tratta la celeberrima versione cinematografica di Stanley Kubrick), Pendennis, La storia di Henry Esmond, La famiglia Newcome, I Virginiani.

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