Lupi e cani randagi (Lebellepagine)

Per unità di tempo, luogo e azione – una storia metropolitana di amore e morte lunga tre giorni e tre notti in una Roma sventrata dalle acque – «Lupi e cani randagi» è una tragedia classica. Per il linguaggio è un «hard boiled». Duro e travolgente, tenero e struggente. Ne ha tutti gli stilemi, e li haper farli tutti a pezzi. Dall’impianto drammaticoalla lingua, dai personaggi agli ingredienti di genere. Ideologia zero. Biografia auto-assolutoriazero. È il primo autentico romanzo sul terrorismoe gli anni ’70. Implacabile, demolisce ogni steccato e trascina dietro le quinte, al fondo degli eventi, al cuore degli uomini e delle donne che fecero quegli anni. Apre anche uno squarcio sul nostro desolatopresente, sulla decomposizione irreversibiledella modernità. Narra infine del Male all’originecerta delle cose narrate; dei Sette vizi capitali, senza trascurarne nemmeno uno. E di come, forse, si possa incontrare l’unica salvezza perfino lì. Tre possibili chiavi di lettura, tre giochi narrativi che si incrociano senza ledere le proprie valenze: una trama avvincente da romanzo vero; il ’68, la Rivoluzione e il dopo raccontati a quelli che c’erano e a coloro che li hanno solo sentiti dire; l’inferno andata e ritorno. Maurice Bignami (Neuilly-sur-Seine, 1951), militante comunista, prima nella Federazionegiovanile del Partito comunista, poi in formazioni extra-parlamentari – Potere operaio, Autonomia –, alla fine degli anni ’70 è comandante militare di Prima linea. Arrestato nel 1981, è tra i promotori della Dissociazione politica. Ha collaborato perpiù di vent’anni con la Caritas di Roma e ora si occupa di reinserimento sociale e lavorativo. Ha pubblicato nel 2006 «Gli uomini eguali», un romanzo storico sulla vita del padre, l’Italia degli anni ’30 e ’40, la guerra e l’epopea partigiana.

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