TEMPO RAPIDO

C’ERA UNA VOLTA , DUE PAESI IL SENEGAL E LA GAMBIA , SI CHIAMAVANO SENEGAMBIA , UNA CONFEDERAZIONE .

Il problema è che l’Africa dopo tante guerre di conquiste è sempre stata divisa , tra popoli , popolazione , ecco il lavoro della colonizzazione . Ora , fanno due paesi , un unico popolo .

VIAGGIO IN GAMBIA

Notte fonda,la luna come sempre era sovrana del cielo profondo d africa. Trolley alla mano,zaino sulle spalle,mise da viaggiatori esploratori…si parte!Eccitazione e spirito di avventura percorrevano assieme a noi le strade polverose di Dakar. il nostro pullman gremito di gente era parcheggiato nell’area riservata ai lunghi percorsi,ma l’aria molto devastata del veicolo ci lascia un po’ perplessi Saliti a bordo facendoci posto fra signore avvolte in stoffe colorate e cesti colmi di mercanzie,troviamo i nostri sedili numerati e ci incastriamo in quei centimetri quadrati affondando il nostro sedere completamente dentro il buco delle poltroncine,sollevando addirittura una gamba perché lo spazio era occupato dal copriruota. il pensiero di dover trascorrere sette ore di viaggio in quelle condizioni ci fa riflettere. Dopo le prime risate,un odore nauseabondo di cipolla fritta ed altre pietanze,ci induce a prendere la decisione di scappare da quel confort e cercare un'altra soluzione. Così alle ore 23 di quella notte a Dakar con le trolley appoggiate fra bancarelle fumanti di caffè Touba e banane,ci accordiamo per un super taxi che ci avrebbe accompagnato fino alla frontiera del Gambia .L’attesa e l’ impazienza di salire sul nostro mezzo confortevole ci aveva reso alquanto nervosi ,ma alla vista di un macchinone scuro,scuro come quella notte così grande ed oscurato da cupe tendine,questa sorpresa ci riempie di gioia e quindi ci guardiamo soddisfatti. Ma appena prendiamo posizione sulle nostre poltrone,guardo lo zio Giorgio sprofondare nel posto accanto al mio ed inizia la lunga serie di risate che mi accompagnerà per tutto il percorso.La notte sussultava fuori dal finestrino semiaperto del nostro taxi,le sagome cupe di maestosi baobab sembravano grosse piovre che tendevano i loro tentacoli verso di noi.,villaggi nascosti dal buio si stavano addormentando nel fumo acre di legna degli ultimi fuochi. I forti balzi che faceva il nostro macchinone non mi permettevano di gustare a pieno il lato romantico di quel viaggio “africano”perché l’impegno che usavamo per alleggerire i traumi dovuti alle buche, non lasciava spazio a sentimentalismi..dovevamo pensare alla nostra schiena alle braccia alle gambe alla testa. Dopo sette ore di salti ,senza chiudere occhio per tutto il tragitto riusciamo ad arrivare alla frontiera .Impolverati ,con le ossa a pezzi e gli occhi rossi dal sonno,sbrighiamo le formalità di dogana e ci rifocilliamo con un caldo caffè Touba.La notte copriva ancora ogni cosa ma la fievole luce di qualche candela illuminava le bancarelle improvvisate dove si vendevano biscotti al cocco e sciroppi colorati. Giunti all’imbarco del traghetto che ci avrebbe portati in Gambia,un ‘aria fredda ed umida ci induce ad aprire le trolley e cercare di avvolgerci negli unici indumenti che rapidamente ci sono capitati nelle mani-..i teli da mare. Così agghindati iniziamo la nostra lunga attesa,con la stanchezza che costringeva a sedermi sulla piccola valigia rossa,paludata nella mia spugna di colore nero,confondendomi con la numerosa folla in attesa .Intanto il buio si stava dissolvendo piano lungo le rive dell’ enorme fiume,lasciando spazio ad un alba rosata con striature violette,la quale scopriva la bellezza rigogliosa della foresta. La brezza umida che saliva dal fiume impastava la polvere ed il sudiciume accumulati durante il viaggio,io e Giorgio sembravamo due clandestini fuggiti dalla terra natale sui barconi della speranza,mentre Papis non ha mai perso quell’aspetto elegante che lo distingue,anche se la sua pelle nera era incipriata di color ocra dorato. Bene! La nostra ora di tragitto è stata pesante perché lo sp

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