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Autore
Adolfo Albertazzi
Pubblicazione
20 dicembre 2011
Categorie
IL CANE DELLO ZIO PROSPERO

I.

— Top!

Il cane seguitò per la sua strada, proprio opposta a quella da cui veniva il padrone — Prospero Marzioli — nel tornar a casa.

— Top!

Al secondo più forte richiamo il bracco dovè ricordarsi del castigo meritato altra volta facendo il sordo: una schioppettata della quale, più che pallini, gli restava addosso una gran paura. Piegò il capo; si fermò un istante, quasi a riflettere; poi accorse. E dimandava grazia con la coda e con gli sguardi. Se non aveva da temer lo schioppo — perchè si trovavano in paese —, c'era il bastone non meno spaventevole a rammentarne i colpi; e a vederlo già alzato — misericordia! — si comportò come soleva in tale pericolo. Una tattica tutta sua: s'abbatteva in terra supino, le gambe piegate e rattratte. Così salvava almeno il cocuzzolo e il dorso ed esponeva solo la parte del corpo più tenerella e più acconcia, secondo lui, a commuovere la pietà padronale.

Ma quel giorno nel rivolgere la testa e il collo espose al padrone anche una cosa più commovente: di sotto al collare uscì una carta, un bigliettino che, ben arrotolato, vi era tenuto stretto da un filo. Oh!

Oh! oh! Mentre il signor Prospero se ne stava tranquillo dal barbiere o dalla tabaccaia, Top serviva dunque da portalettere, da messaggero, da... A chi? Uno strappo; e, senza neppur leggere intera una parola, gli fu manifesto, al signor Prospero, chi commetteva il contrabbando. Non gliel'aveva insegnata lui, all'Elena, la calligrafia?

Elena — innamorata!

Ebbe la tentazione di leggere tutto: ma si trattenne, vinto da un senso di profanazione e disgusto, dall'amarezza che gli salì alla gola e quasi dal dubbio che il suo tradimento fosse più riprovevole dello stesso inganno in cui gli pareva d'esser caduto.

Ricompose il biglietto; tornò a legarlo; poi comandò iroso: — Su! Via! —; e accennava al cane la strada della missione incompiuta.

E Top, contentissimo, scappò a compierla.

II.

Innamorata — Elena! Di chi? Non gl'importava saperlo; particolare secondario nel fatto enorme. Questo: che la bambina di ieri, la fanciulletta in cui egli aveva raccolta tutta la sua affezione e una gioia superiore forse a quella di padre, Elena già palpitava per un bene segreto, celato a lui, lo zio, come a qualsiasi altro che potesse contaminarlo! Peggio che un inganno, quella condotta non dimostrava oltraggiosa diffidenza? ingratitudine? E perchè non avvertire il fratello o la cognata? Non ne aveva l'obbligo, Prospero Marzioli?

Egli rincasò fermando questo proposito nella mente confusa. Ma non entrò per la porta grande: entrò per la porta del camerone che da secoli era usato, dai Marzioli — razza di cacciatori — a uccelliera, museo di vecchie armi, magazzino e officina d'ogni arnese da caccia. E con un calcio spedì la civetta a soffiare in disparte, e avanzando ad aprir la finestra rovesciò la panca con su le pentole del vischio e le ciotole dei chiodi. Quella mattina si sbagliò fin nel distribuire il pasto ai richiami: mise vermi e cuor trito nel beccatoio dei fringuelli; i merli ebbero miglio e canepa. Anche, un beveratoio gli sfuggì di mano e andò in pezzi. E ruppe del tutto, e quindi gettò sotto la tavola, la gabbia di vimini da accomodare. E passato nella camera da pranzo appena fu certo di non essere visto, salì nella sua camera; e adocchiò dalla finestra scostando un po' la tenda.

Elena se ne stava là, nel cortile, all'ombra. Cuciva. — Innamorata!....

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