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Autore
Ezio Saponari
Editore
Ezio Saponari
Pubblicazione
31 ottobre 2011
Categorie
“Non temere Ezio, quando sarai triste, ci sarà sempre un video delle Atomic Kitten a tirarti su”
Ing. Federico Aquila, una sera di mezza-primavera olandese del 2002.
Le Atomic Kitten, si sarebbero sciolte nel marzo 2004.

(...) 8 giorni prima di Pasqua: ad una festa a casa di Monica io e Gianluca conosciamo delle ragazze americane. D’altronde Monica studia all’Università per Stranieri, qualche americana per caso ci passa.

6 giorni prima di Pasqua: io e Gianluca prendiamo per buono l’invito, ed andiamo a casa di Kimberly, Irene, Alice ed un’altra che si attacca a cozza a Gianluca, il quale ricambia estraendo dal cappello magico del suo inglese un pregevole: “do you like Italian boys?”, mentre brillo l’accompagna in camera. La festa, o quel che è, comunque è strana: i ragazzi sono seduti da una parte, le ragazze dall’altra. Sembra di essere precipitati in una scuola media americana, ma è sera, quindi le tapparelle restano su. Non chiedo a nessuna di ballare, e al posto dell’aranciata c’è la vodka. La vodka? “Mah sì, il disgelo! La cortina che cade, un ponte tra est ed ovest. Sì, dai, vodka e Coca Cola. Bene, così. Ecco, è con vodka e Coca Cola che s’è ridotto Gianluca che si regge in piedi a stento? Lo sapevo, non tutti sono preparati al disgelo”. Mi passano un altro bicchiere e per non rischiare prendo posto tra Kimberly, Irene e Alice. Mi scuso per il mio inglese e cospargo la conversazione di citazioni da pezzi presi tra la discografia degli U2. Una meraviglia, Bono sa il fatto suo. Loro restano impressionate dalla profondità dei miei argomenti, la ragazza di prima un po’ meno da Gianluca, che evidentemente ha raschiato il barile dei suoi “do you like”. Ma tutto sommato i folcloristici John, J.R. e chi si ricorda il terzo fenomeno, sono rimasti sulle loro, dall’altra parte della stanza. Per loro il muro non è mai crollato. “Una rottura di meno”. Sono flemmatico e tendenzialmente compiaciuto, e sono già in stanza di Kimberly.

“What did you say?”
E sono anche un cretino, perché penso a voce alta.

“Oh nothing Kimberly, just… your room is stunning… I see your touch here and there, and I like it. Nice furniture, decorations, walls… yep, that’s what I’ve…. Well, I’m seriously in love with the walls here”

Intuisco: crede mi riferisca ai disegni che ha appesi sulle pareti, insieme ad alcune frasi di chissà quale pensatore americano. E non ai muri tra noi ed i tre statunitensi maschi di là.
“Thanks! You’re so sweet”.
Io e la mia dolcezza portiamo a casa la pagnotta.
(...)



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