IL CANTO DELLE RADICI

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IL CANTO DELLE RADICI
Autore
Sonia Serravalli
Editore
Sonia Serravalli
Pubblicazione
3 agosto 2011
Categorie
Un'opera che ciascuno nel mondo dovrebbe scrivere al proprio Paese.
Una lettera d'amore all'Italia da parte di chi l'Italia l'ha lasciata a più riprese e la vive sia dall'esterno che dall'interno. Un ritratto eseguito dopo aver preso la distanza giusta dall'oggetto da disegnare. "Da Città del Messico possiamo vedere il Popocatepetl. Dal Popocatepetl, non lo possiamo vedere", dice Alejandro Jodorowsky a Ejio Takata.
Una lettera lirica che in una trentina di pagine riassume l'offerta dell'autrice alla propria madre-terra. Si può leggere in una mezz'ora, si può ricordare per sempre.

Un estratto:
"Può la mia piccola voce di espatriata a puntate avere ancora un senso per te? Sei sempre stata così generosa e forte, così fiera e così fertile. Danzi nell’abbondanza incurante di tutte le nostre ingiurie, anche quando non si tratta di abbondanza di denari, ma di risa e canti, di vino e grano, di storie, di scambi.

La via per ritornare a ciò che si aveva già è lunga e tortuosa, ma è nobile. Senza di essa non avremmo la consapevolezza. Senza la consapevolezza non avremmo niente, nemmeno te. Non esistono scorciatoie. Che sia tramite l’esilio scelto, fuori o persino dentro di te, o che sia tramite la delusione cocente di una delle tante che abbiamo saputo confezionarci incolpando te, si tratta comunque di un viaggio lungo e duro. Oggi scendo sotto il livello in cui non avevo mai osato, là dove sotto le farfalle scorrazzano i vermi, che superficialmente spesso accostiamo a un’idea di morte, mentre stanno alle radici della vita. Oggi scendo su per le tue montagne, mi arrampico sotto la terra, salgo giù per i tuoi pozzi antichi, raccolgo le leggende i cui narratori si stanno estinguendo, lungo i tuoi fiumi. Oggi passeggio nei tuoi arcipelaghi, compaio sui tuoi scogli sotto una rupe, nel mare turchese, sui colli soffocati di girasoli, nei boschi dei lupi, delle volpi e dei cinghiali. Quanto puoi essere? Quanti abiti indossi, pur sotto un unico nome? Quanti dialetti conosci, di quante etnie ti sei fatta grande, quante mentalità racchiudi, quanti ladri e quanti artisti, quanti tenori e quanti emigrati ed emigranti narrano della fata morgana del tuo segno per il mondo?"

"Madre, matrice, ammirata diva. Musa per letterati viscerali. Sei imperi antichi, sei tempi oscuri, sei ciclico Rinascimento. Sei malavita, danze da cortile, donne prosperose, farabutti e maschere, pittori e pirati, scultori e massaie, sei mille forme di pane e mille inclinazioni verso il mare. Comunque ti si rigiri tu ritorni al mare.

Volubile, selvatica, estrosa innominabile. Non voglio fare letteratura, voglio fare l’amore. Ho tante domande per te. Da troppi anni avevo rinunciato alla fede in una risposta. Per esempio: posso amarti anche quando non ti capisco? Lo sai quanti della mia generazione hanno rinunciato ad amarti solo per l’eccessiva complessità delle nostre trame politiche e per la scelta di rifugiarsi nella sfiducia? A volte ho avuto il sospetto che ci avessero complicato tanto il piatto da non poterci più gustare nemmeno il pane. Come se ci fosse stato tolto il diritto di ritornare a te e di cantarti, persino il diritto di sentire, se non riuscivamo ad attraversare con la nostra comprensione le quinte dei potenti" [...]

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