GRIGIARANCIO

Ministero degli Interni. Una stanza. La dolorosa costrizione del ricordo, emerso da un interrogatorio, fa sì che una donna ritrovi intatto un amore volutamente lasciato alla dimenticanza. Oggetto di quell’amore si capisce essere un imputato per la strage di Piazza Fontana. E “Grigiarancio”, insolita testimonianza degli anni così detti “di piombo”,si fa storia d’amore. E si sviluppa su due piani: il grigio dell’atto inquisitorio e l’arancio, il riaffiorare del ricordo. Poi il tempo, l’esistenza. Nei suoi eventi, attesa, mancanza, dolore, mettono a nudo la coscienza, trasformano, si fanno rivelazione e la storia d’amore... “...d’un tratto questo mi appare terribile. Terribile come un rimpianto di ciò che hai voluto passato, di ciò che hai nascosto al mondo. A te stesso” e “Non si può dire al tempo: più tempo, alla mancanza: meno mancanza. La mancanza è il dopo. E’ nudità. Verità. Verità senza radici. E’ sospensione. E’ doloroso sgomento”. Questo e molto più è “Grigiarancio”.

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