Lettere a nessuno (Einaudi. Stile libero big)

«Quando questo libro è uscito per la prima volta, se ne è parlato come della tragicomica vicenda di uno scrittore sotterraneo in lotta per la pubblicazione... Ignorando le ragioni, le tensioni e le testimonianze che attraversano da parte a parte questo diario segreto ed epistolario esploso». Antonio Moresco fa rivivere la figura dello scrittore irregolare, appartato, oggetto di amore e odio, e quasi di culto. Da scrittore «emerso», porta ancora piú avanti il suo disperato, donchisciottesco tentativo di aprire varchi nel nostro chiuso presente, con un libro nuovo a tutti gli effetti, che si colloca nella grande tradizione dello Zibaldone di Leopardi e del Mestiere di vivere di Pavese. Un ininterrotto passo narrativo che attraversa ora la dimensione piú quotidiana ora quella piú generale, all'insegna di un continuo e intransigente primato dell'etica, e con una lingua che è considerata una vetta della produzione italiana contemporanea. Moresco conserva lo stesso sguardo sincero e ostinato degli inizi: oggi piú consapevole, ma mai disilluso. «E poi la purezza... ma la purezza è impossibile, intollerabile, è intollerabile anche solo sentirne ancora parlare, in questa epoca! È una parola "di destra", nazista, non la si può piú usare... E invece io credo che si possano usare tutte le parole del mondo, che bisogna vedere come vengono usate, che cosa vuoi dire, che è pazzesco che ci siano dei professorini che si arrogano il diritto di stabilire quale parola puoi usare e quale no, che non è comunque un caso che questa sia una delle parole piú criminalizzate, che è significativo comunque che questa caricatura di piccolo potere culturale terminale che si autoproclama "di sinistra" abbia abbandonato da tempo alla altrettanto caricaturale controparte culturale parole assolutamente difendibili e belle e buone e forti, come purezza, qualità, onore, coraggio, lasciando che ne faccia un uso ipocrita, retorico, grottesco».

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