La rivolta dello zuccherificio (La cultura)

In una realtà avariata come quella discografica, coperta da spessi strati di polvere e ciclicamente attraversata da meteore indistinguibili, c’è un angolo di aria fresca – fra YouTube e i locali dove la musica si suona ancora dal vivo, e bene – in cui band innovative possono conquistare l’attenzione di un pubblico che non si lascia distrarre dalle facili lusinghe delle popstar usa-e-getta. Fra queste band nessuna è forse più stupefacente e atipica dei Camillas, che qui immaginano un giro del mondo, futuro ma non troppo, per promuovere il loro ultimo disco. E quale posto migliore per iniziare se non l’Antartide? Terra di ghiacci senza fine, abitata solo dai pinguini e dai fantasmi di chi è morto esplorandone le coste insidiose, il continente antartico cela una vasta caverna la cui volta rimanda echi remoti e il cui ingresso nessun piede umano ha violato da migliaia di anni. Almeno fi no a quando i Camillas, in attesa del concerto in una vicina base militare, non si mettono in testa di esplorare la grotta per ingannare il tempo, che è un gran credulone. Qui, fra massi e stalagmiti, trovano una scatola di piombo larga un ettaro, al cui interno un’innominata professoressa ha salvato i temi migliori di una carriera centenaria; anzi no, millenaria. C’è una realtà intera in quei quinterni a righe, innumerevoli realtà: imperversa una battaglia per la città di Isernia, frotte di ragazzine si accalcano fuori dagli alberghi per acclamare la stella del momento, un uomo sfonda con l’automobile la vetrina di un Compro Oro. Poi orchi, fantini; bombe che esplodono, bolle di sapone. Dagli anni settanta fa capolino, riccissima e biondissima, Minnie Minoprio, e dagli anni venti Robert Walser, già affascinato dalla neve. E che dire dell’esangue alunno Adamiasi, chiuso in un collegio tetro e crudele, abitato da figure che sembrano uscite dalle pagine di Musil? Con una vivacità linguistica che spiazza e sorprende, e che avvicina i «temi» agli esiti più esilaranti – e insieme più inquieti – del dadaismo, i Camillas giocano con eventi, idee e fi gure degli ultimi cento anni, sottraendoli al rigore immobile della tradizione e trasformando l’immaginario del Novecento in Pongo morbido e arrendevole, da modellare nelle forme più bizzarre e sorprendenti, con la libertà euforica che è propria dei bambini e degli artisti.

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