Racconti sull'Europa

Questo mio libro è una raccolta di racconti, e cerca, com’è nel mio stile di scrittura, di sondare le inquietudini umane, di criticare la nostra modernità, di riscoprire il senso della trascendenza per dare senso a questa vita e altro ancora di cui sarebbe impossibile scrivere qui.I temi sono grosso modo quelli di sempre, ma lo sfondo è quello della nostra epoca presente e parzialmente futura (che è già presente nel sottosuolo della cruda realtà odierna, se la si sa leggere).L’uomo è sì lo stesso in tutte le epoche, ma è altresì certo che l’epoca contingente in cui si trova a vivere pone un accento sempre differente sulla riflessione delle domande eterne dell’uomo. E in questo senso, la nostra epoca ci mette davantia un bivio, e l’uomo - al di là di una realtà imbellettata - deve scegliere tra due strade ben precise.Questo bivio, che più o meno implicitamente ed esplicitamente emerge in alcuni racconti, è delineato chiaramente nel primissimo racconto.In generale, i miei racconti sono simbolici; i luoghi che si incontreranno sono quasi sempre luoghi dello spirito, non luoghi fisici. Non esiste il realismo nei miei racconti, e al massimo il reale si mischia sempre col fantastico e con l’onirico, al fine di svelare una realtà più profonda rispetto a quella che si vede e che si può raccontare coi canoni realistici.Cerco di percorrere i sentieri interiori dell’uomo moderno, e lo faccio attraverso delle deformazioni oniriche, tramite allegorie, tramite immagini simboliche che rimandano sempre a qualcos’altro, a qualche aspetto celato nella realtà, o a qualcosa che dobbiamo riconoscere nelle nostre coscienze, per prendere atto del reale dentro e fuori di noi, producendo inquietudine, avendone ribrezzo, al fine di cercare di migliorarci.Tento, coi miei libri - e dunque anche con questo -, anche se so che è difficile (ma se non ci si pone vette alte è inutile prendere la penna in mano), tento di rispondere a quella definizione di libro che ne dà Kafka, il quale diceva che “bisogna a volte avere dei libri che siano come piccozze, che martellino sul nostro cervello, picchiando in profondità, facendoci interrogare su noi stessi, al di là di tutti i luoghi comuni, di tutte le sovrastrutture, costringendoci a guardare anche il nostro vuoto. Talvolta noi siamo sereni semplicemente perché non ci esaminiamo la coscienza. Se lo facessimo, troveremmo un nodo di vipere o il vuoto, cenere, anziché terra feconda”.Coi miei racconti cerco di parlare non tanto al cervello del lettore, quanto al suo cuore e ai suoi occhi. Nei periodi storici in cui la ragione è offuscata, non si può parlare alla ragione dell’uomo, ma bisogna scavalcarla per giungere direttamente alla sua coscienza, superando in tal modo l’ostacolo del pregiudizio e dello stereotipo che galleggia nelle teste acquose di troppe persone; per questo io parlo quasi esclusivamente per immagini dentro i miei racconti, esentandomi dall’incarico di parlare direttamente con le parole che rappresentano chiaramente l’idea.Le parole arrivano alla mente dell’uomo, ma io voglio arrivare direttamente alla sua coscienza, nelle profondità dell’uomo, e per questo uso delle immagini per mostrare la realtà dell’uomo e dell’Europa del XXI secolo.

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