Càpita

«Càpita che si viva tutta una vita senza imbattersi in una malattia che invece a un certo punto prenderà per te la faccia del destino. Càpita di essere felici senza saperlo, di dare generosamente senza pensare di essere generosi e càpita di scoprire che la gratitudine è un sentimento raro poco sentito e poco praticato; càpita di essere delusi da qualcuno che non ti aveva illuso ma solo incidentalmente sfiorato. Càpita di veder rovesciata l’esistenza in un attimo e càpita che per essere ancora un po’ simile a quel che eri prima, ci vogliano mesi e mesi di pazienza e di attesa.» Il dolore, il corpo, la relazione con gli altri, l’istintivo attaccamento alla vita: sono questi i temi dell’ultimo libro di Gina Lagorio, Càpita, una riflessione incalzante sull’esistenza filtrata attraverso l’esperienza della malattia. In queste pagine, le due tonalità maggiori della narrativa di Gina Lagorio – il realismo e l’intimismo – diventano strumento di conoscenza di sé e del mondo. Un’infallibile capacità d’osservazione, un’impietosa analisi della propria carne e della propria anima, il dolore fisico che spinge a una lancinante meditazione, una scrittura sapiente, insieme precisa e straordinariamente evocativa, ricca di echi e risonanze, un’ironia che evita ogni autocommiserazione, fanno di Càpita un libro forte, intenso, il bilancio spietato e poetico di una vita.

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