Eco d'inchiostro

“Siamo desideri quando nasciamo, veniamo dall’universo delle stelle per realizzare quello che da lontano abbiamo intravisto e all’inizio ci crediamo fermamente. Quando siamo piccoli, cominciamo a poco a poco a scartare alcune cose e a conservarne altre. Nel costruirci un’identità, ci lasciamo alle spalle tutto ciò che non sentiamo nostro e non ci pensiamo più. Il resto lo portiamo con noi. Infiliamo alcuni desideri dentro le nostre scarpe e ci camminiamo dentro. Ma arriva un punto nella vita in cui si ha come la percezione di trovarsi dentro un treno che scorre e scorre e trascina il nostro corpo da una stazione all’altra, mentre i nostri pensieri sono altrove, sono nel treno che scorre sui binari paralleli ai nostri. Lì ci sono i nostri desideri più profondi, quelli che abbiamo mollato strada facendo, quando qualcuno ci ha detto che nella vita non sempre è possibile realizzare quello che si vuole, che una cosa sono i sogni e un’altra è la vita di tutti i giorni.

Ogni tanto capita che il treno sul quale viaggiamo si ferma insieme con quello in cui viaggiano i nostri desideri e allora vorremmo scendere e salire su quell’altro treno. Siamo già lì, ma all’improvviso qualcosa dentro di noi ci ferma. Temiamo di non riuscire a fare in tempo a salirci su e di perdere nel contempo anche il treno sul quale viaggiamo. Che cosa accadrebbe se perdessimo entrambi i treni? Resteremmo fuori dalla vita?”

L’autrice decide di rischiare, di scendere dal treno nel quale si trova e di salire su quello dei suoi desideri. Sotto forma di una lunga lettera, che una madre scrive al proprio figlio, ci viene presentato un possibile cammino verso la realizzazione di sé. Ad indicarci la direzione, sulla linea del via, ci sono proprio i desideri. Parole comuni, spesso abusate, vengono qui spogliate delle tante incrostazioni e nella loro ritrovata nudità ci rivelano alcune indicazioni fondamentali per viaggiare sul treno dei nostri desideri. Un ruolo di grande importanza viene dato anche alla preghiera e soprattutto a quella del Padre Nostro, della quale l’autrice fornisce una singolare interpretazione.

A un certo punto, nella lettura, ci imbattiamo in una domanda inquietante e provocatoria allo stesso tempo: “E se avessimo dentro un sepolcro dei desideri?”.

A ciascuno di noi il compito di disseppellirli, usando il seme fecondo del “e perché no?”.



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