Carlo, Maria e il mare di Sicilia (Romantico)

Alcune storie d’amore iniziano, si interrompono, riprendono e, alla fine, forse per inevitabilità, forse a causa delle onde del destino, vedono la loro fiamma spegnersi definitivamente.
La storia di Carlo e Maria è una di queste. Una storia che inizia nei primi anni ’80 e prosegue, attraverso il flusso ininterrotto della memoria e dei ricordi, per circa un ventennio.
Anni che si susseguono implacabili, come un album di fotografie da sfogliare che vede i protagonisti cambiare, crescere, maturare, come un film che snoda la sua trama verso il futuro.
Carlo, Maria e il mare di Sicilia è un romanzo che parla d’amore. Ma non solo. Filippo Piccione non guarda solo al particolare, ma riesce a cogliere l’universale, la storia con la S maiuscola, a far confluire nel privato gli snodi fondamentali che hanno segnato l’ultimo ventennio della nostra Penisola.
Ecco allora che protagonisti diventano, anche e soprattutto, la Sicilia con le sue contraddizioni, una terra ricca di contraddizioni e meraviglie, di contrasti ed incanti, di anomalie e slanci vitali; ma anche lo stivale, un Belpaese che di bello, ormai, ha ben poco.
La fotografia che l’autore scatta del nostro Paese non è mai sgranata o fuori fuoco, ma lucida ed impietosa: lacerato dai conflitti interni, massacrato dalle istituzioni pubbliche e politiche, schiavo della criminalità organizzata, inerme davanti alla dilagante violenza che la attraversa, incerto nel seguire la strada del progresso o quella dei retaggi culturali più retrivi.
L’unione fra la dimensione intima e pubblica rende il romanzo di Filippo Piccione un’opera rara: cronachistica e analitica da una parte, struggente e malinconica dall’altra. Un quadro iperreale sulla vita, le occasioni perse e quelle ritrovate, sul tempo che sfugge, sui ricordi ed i rimorsi, le frasi non dette e quelle che sarebbe stato meglio tacere.

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