L'ultimo inganno prima che faccia notte (Fuori tempo Vol. 6)

Prima l’Era Post-Atomica.

Poi l’Era Post Guerra-Fredda.

Il Giangi sostiene ci sia stato anche il Post-Rock.

Infine, le veline.

Mutazioni…

Siamo rimasti con gli assegni post-datati e i Post-it.

Dove andremo a finire?



L'autore, Stefano Belotti, di questo L’ultimo inganno prima ch faccia notte, ci immerge immediatamente nel mondo giovanile degli Anni 90 ma, appena cominciamo a leggere le prime righe, ci accorgiamo che le date sono solo dei pretesti, il mondo che viene narrato è quello che vediamo intorno a noi anche ai giorni nostri. Orfani della figura del padre, abitano o frequentano Bergamo, Milano e Rimini, abbandonati nel mondo del Consumo. Cinismo, ecco la prima parola che ci viene in mente. I personaggi di questa storia ci fanno penetrare in un groviglio di relazioni che possiamo solo definire come gratuite. L'atteggiamento è incredibilmente distaccato, la droga, il sesso, i soldi, perfino il sangue diventano solo dei simboli. Nulla di vero. Ecco qual è lo spirito che aleggia in questa storia, la chiave per comprendere davvero ciò che stiamo leggendo: lo scambio simbolico. I ragazzi che vivono tra queste pagine non utilizzano degli oggetti per le proprie relazioni, ma trasformano ogni cosa in un simbolo. Ne sono circondati, addirittura soffocati. Questa operazione fa sì che ogni accadimento sia solo sfondo, qualcosa senza un significato reale. Il lettore ha così la sensazione di vivere in un presente continuo, senza passato o futuro, un'operazione che è allo stesso tempo televisiva e profonda insieme, un vuoto che risuona dell'eco di un immenso boato: lo svilimento dei sentimenti a favore del cinismo, la perdita del significato a favore del simbolo, l'impossibilità di provare compassione per l'altro, perché l'altro si è trasformato in una merce, valore di scambio, solo un corpo che deve soddisfare i bisogni.



Recensione del giornalista B. S. sul quotidiano L'Eco di Bergamo del 4 agosto 2014



"Quasi un omaggio a Quentin Tarantino e alla cruda fantasmagoria della sua trilogia pulp. «L'ultimo inganno prima che faccia notte» Opera prima di Stefano Belotti, bergamasco 36enne di Cividate al piano, racconta di ventenni impregnati di cinismo, estremi nelle abitudini, violenti e spregiudicati nelle relazioni. Storie che viaggiano in parallelo, ma che gli accadimenti imprevisti della vita, in una contorsione stilistica alla Milan Kundera, fanno irrevocabilmente incrociare [...]"

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