I dimenticati

Laura Bosio è tra i pochi narratori italiani veramente "necessari" ?la RepubblicaLa sua forza baluginante sta nell'energia estrema che il controllo espressivo (la "fondazione di uno stile", come voleva Calvino) riesce a esercitare su un mondo in bilico tra finitudine e infinito, tra visibile e invisibile, tra la banalità del quotidiano e la meraviglia che l'accompagnala StampaUna delle migliori narratrici italiane di oggi.AvvenireNel romanzo d’esordio di Laura Bosio, la giovane Livia, disincantata Emma Bovary che non crede nei propri sogni a occhi aperti, assiste con istintivo orrore alla disgregazione del mondo borghese e provinciale in cui vive. La crudeltà circola nelle pagine come un veleno. E la storia di questi “dimenticati” dal destino, ma non risparmiati dalla vita, finisce per riguardare tutti noi.“È il 1993 quando I dimenticati viene pubblicato. È il mio romanzo d’esordio, ma non il primo che ho scritto. È il primo secondo me presentabile. Incuriosisce, cosa per me importante, Grazia Cherchi, che gli dedica una pagina sull’Unità. La critica lo nota, lo apprezza, vince il Premio Bagutta Opera prima. È l’inizio della mia vita di scrittrice allo scoperto, dopo un lungo periodo passato a scrivere molto osando poco o nulla pubblicamente. Per questa riedizione, a distanza di vent’anni, ho deciso di non modificarlo, nemmeno di rileggerlo, anche se so bene che i libri sono perfettibili, modificabili all’infinito, e che il tempo della vita e quello dei romanzi che si scrivono non coincidono, hanno corsi diversi. La distanza, illusoria o no, rimane. Sono cambiata io in questi vent’anni, e insieme a me è cambiato il mio modo di scrivere, credo sarebbe sbagliato sovrapporlo a quello di allora, gli toglierei freschezza, forse dolore, comunque vita, forza.”Laura Bosio

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