Manuel il Messicano

La Passione e molte altre passioni sono il motore di questo romanzo che si sviluppa attorno alla figura del giovane Manuel, crocefisso, un Venerdì Santo, nel villaggio di Tlaltenalco. Per impersonare, con realismo portato all’estremo, Gesù Cristo, secondo un antico rituale che contamina religiosità azteca e ispano-cattolica, e per espiare, secondo la sentenza del pueblo, un delitto mai commesso. Oppure, chissà? “Ninguna cosa es segura”, nessuna cosa è certa. Qui tutto è incerto, ambiguo, enigmatico, a partire dalla colpa di Manuel, il tentato (o riuscito?) stupro di una ragazza. E la potente pulsione sessuale che pervade la vicenda non si sottrae alla regola: nel mondo di Manuel, così tenacemente arcaico e fieramente macho, l’attrazione omoerotica serpeggia segreta tra gli uomini e talvolta prorompe violenta, facendosi giustizia privata, resa dei conti, con una lunga scia di sangue. Non diversamente dalle vittime, però, persino gli autori di crimini cruenti sono spesso avvolti da un’aura di innocenza, di incolpevole passività - come fossero burattini manovrati da una congerie di dei e demoni in zuffa fra loro, alla maniera messicana – e alcuni rifulgono di commovente bellezza. Come l’indimenticabile protagonista. Manuel il messicano, nato dall’ “interesse amoroso” per “le contraddizioni messicane e l’intensità di un paesaggio unico, nell’umano e nel geografico”, come racconta Carlo Coccioli, è considerato uno dei più grandi romanzi sul Messico di tutti i tempi.

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