Non sono un bamboccione

«Diciamocelo: l’ausiliare del traffico è un vigile urbano che non ce l’ha fatta», pensa Daniele Sandroni ogni mattina, mentre con la sua Cinquecento partecipa a quello spietato gioco a incastro che è la ricerca di un parcheggio a Roma. Schivate le strisce blu, guadagna poi l’ingresso della redazione di Misteri tricolori, il programma televisivo al quale lavora. Qui, se è fortunato, trascorrerà la giornata senza imbattersi nel suo capo, Vladimiro Torbido, maestro indiscusso del “Copia & Incolla Creativo”. Se è ancora più fortunato, Daniele Sandroni potrà uscire indenne dalla quotidiana guerra con i colleghi cocainomani e le amanti under 21 del capostruttura, e sarà libero di trascorrere le ore a raschiar via con un bisturi ogni traccia di polvere tra i tasti del computer. Daniele, infatti, soffre di una rara patologia che lo rende “rupofobico”, e odia in maniera ossessiva la sporcizia – in qualunque sua forma. Forse è per questo che non tollera i grafici megalomani affetti da “Psicosi dell’Art Director”, che spara a zero contro gli attori monoespressivi del cinema italiano, contro i registi a corto di fantasia e i politici che di fantasia ne hanno fin troppa. Fuori dall’ufficio, Daniele Sandroni è un quasi normale trentaquattrenne laureato, che vive ancora con la madre. Un bamboccione in piena regola, insomma, che resterebbe tale per chissà quanto ancora, se un delirante sogno e una surreale diretta tv non gli offrissero una grandiosa occasione di riscatto.

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