Io sono un uomo

Alexis è cresciuto vergognandosi di un padre macellaio costretto a chiudere bottega a causa dei debiti e capace poi di abbandonare la moglie e i due figli per le gonnelle di una giovane amante. È bello e sa di piacere alle donne, ed è anche grazie a questo che ha avuto successo nel lavoro, visto che la ricca Delphine – antica fiamma adolescenziale ritrovata dopo anni – gli ha finanziato l’avvio di una fortunata attività imprenditoriale: un’agenzia di casting vocale, che ad Alexis ha permesso di mettere a frutto il proprio udito ultrasensibile. I motivi per essere soddisfatti di sé ci sarebbero tutti, e invece, nell’esistenza di questo giovane uomo caratteriale e tormentato, collerico ed egoista, che vorrebbe sottomettere tutti e tutto ma non riesce nemmeno ad avere il pieno controllo di se stesso, niente è semplice. Neppure l’amore, e tanto meno il sesso, che occupa costantemente i suoi pensieri ma è un sesso crudo, brutalmente vissuto come mezzo di affermazione e di dominio. Alexis è animato da un’incontenibile ansia di rivalsa, tanto forte quanto il desiderio di provare al mondo che è un uomo del tutto diverso da suo padre. Con Io sono un uomo, Marie Nimier vince la sua scommessa: immergersi nello schizofrenico inventario delle debolezze del suo protagonista senza per questo rendercelo antipatico. Restituendocene la voce con una prodigiosa capacità di adesione e di immedesimazione, regala a tutti noi questa “confessione” in prima persona a volte divertente, a volte disperata, perennemente in bilico tra fragilità e ossessione della virilità.

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