La foresta degli impiccati (Grande Guerra)

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La foresta degli impiccati (Grande Guerra)
Autore
Liviu Rebreanu
Pubblicazione
30 gennaio 2015
Categorie
Per i soldati romeni della Transilvania, fino al 1918 assoggettati all’impero degli Asburgo, il primo conflitto mondiale ebbe effetti profondamente laceranti. Soprattutto a partire dall’agosto 1916, quando la Romania scese in campo a fianco delle potenze dell’Intesa, di fatto costringendoli a combattere contro i propri connazionali. È questo retroterra a fare da scenario all’intenso romanzo del giornalista e scrittore romeno Liviu Rebreanu (1885-1944). La trama dell’opera è costruita intorno a un episodio tragico e realmente accaduto, e cioè la morte del fratello dello scrittore, ufficiale della duplice monarchia, impiccato dopo un fallito tentativo di diserzione.

Scritto nel 1922, "La foresta degli impiccati" è un romanzo intimo e psicologico, alieno all’enfasi granguignolesca di molti autori contemporanei. È lo specchio della crisi interiore e spirituale provocata tra le élite di un grande impero multietnico di fronte alla nascente consapevolezza irredentistica e nazionalistica. Sfuggire a questa consapevolezza, si chiede il giovane ufficiale, non rappresenta un tradimento rispetto alle proprie origini? O tradimento è solo rinnegare il giuramento di fedeltà a un esercito e al suo imperatore? La tensione si gioca quindi tra il senso del dovere del soldato, in forza all’esercito ungherese, e un sentimento di appartenenza che è “altro” rispetto alla divisa indossata. Il tutto sviluppato su un registro - ed è uno degli elementi che rende queste pagine apprezzabili ancora oggi - lontano dalla ridondanza e dalla retorica patriottarda che ogni “risorgimento” porta con sé. Quello di Rebreanu è il racconto della maturazione di un “io” nazionale radicato nella laboriosa e semplice ruralità delle popolazioni transilvane. Il tutto sorretto da un profondo afflato religioso: il giovane e spavaldo ufficiale, arruolatosi volontario per “giovanile baldanza”, giunge a una catarsi autodistruttiva in cui la religione (ortodossa), intesa anche nel suo valore storico e identitario, lo accompagna alla conquista di una nuova spiritualità.

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