Un'eterna Melodia

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Un'eterna Melodia
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15 aprile 2014
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Nel 1916 Johann Kooning, uno dei maggiori costruttori di strumenti scientifici francesi, si scontra violentemente con un giovane scienziato, Christian Doublet, contestando la validità di certe sue scoperte. Sconfitto, umiliato ed esiliato Doublet ritorna dopo un anno per vendicarsi. Kooning vede in breve tempo sgretolarsi la sua famiglia e la sua attività. Ridotto sul lastrico dovrà cedere ogni proprio bene al rivale.

Doublet muore però misteriosamente gettando sospetti su Kooning che solo a fatica riuscirà ad evitare una condanna. I motivi della sua rovina restano un mistero, e l’ombra del sospetto lo accompagna fino alla morte, povero e ignorato, nel 1936.

Trant’anni più tardi, un ricercatore italiano Paolo Berni, cercherà di riannodare i fili di questa vicenda, indagando sul quell’ormai lontano passato, tra personaggi equivoci e nuovi delitti. Grazie alla figlia di Kooning, che da bambina ha assistito alla morte di Doublet, e ad alcuni discendenti degli attori della vicenda, arriverà infine all’insospettata verità.



“Quella che volevo scrivere era la biografia di Johann Kooning, un costruttore di strumenti scientifici. La storia di un uomo che era anche un costruttore di strumenti. La storia di un delitto inutile, forse un incidente, forse un assassinio. Di Kooning finito di colpo in miseria e accusato di omicidio. Di sua figlia, di certe sue scelte. Di uno orologio bellissimo.

Ho scritto infine la storia di un mistero, svelandolo, di un assassino che sognava le donne di Bukhara, di un piccolo delinquente in cerca di un’inaspettata fortuna, di un’attrice persa nei suoi ricordi, di un liutaio fedele per una vita.



A Firenze, nel Museo della Storia della Scienza, in una sfera di cristallo, c’è un dito di Galileo. Hanno scelto l’indice perché con quello Galileo avrebbe indicato il cielo. Gliene hanno lasciate nove di dita, ma uno l’hanno voluto esporre, strana reliquia profana. Alla fine, di Galileo, dell’amarezza, della vittoria, dell’ansia, dell’idea, dello sguardo, della nascita, della morte, sono rimasti una lente incrinata in un reliquiario d’avorio e un dito incartapecorito.



Io di Johann Kooning, Christian Doublet, Sophie, Stephane, Valentina, non ho che queste parole, da stringere una all’altra tra le pagine di un libro. Anche Kooning aveva un suo brandello di cielo da puntare, ma Dio! come è lontano a volte il cielo.”

Professor Paolo Berni

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