Il secolo che muore, vol. IV (Italian Edition)

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Il secolo che muore, vol. IV (Italian Edition)
Autore
Francesco Domenico Guerrazzi
Pubblicazione
25 maggio 2013
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Se uno era il martello, l'altro si poteva dire la incudine; quegli la corda, questi il sapone; il primo cincischiava, l'altro ragguagliava: anzi, a pensarci su, avrei giudicato il difensore della legge meno assai terribile del giudice, imperciocchè il procuratore regio co' capelli a Medusa, i gesti da Medea sul punto di trucidare i figliuoli, e la voce da Tisifone, che infellonita dalla diuturna repulsa ti entra in casa col conto del delitto in mano a chiederti il soldo in moneta di galera a vita, spaventa l'animo dei giurati, i quali temendo comparire al cospetto delle loro mogli trasformati in bestie feroci, fanno la gatta di Masino, le quale, come si sa, chiudeva gli occhi per non veder passare i topi; mentre il [8]giudice con voce in bimolle e faccia da compieta ti riassume il dibattimento, così che parti udire il frate cercatore, il quale dopo il: sia laudato Gesù Cristo, levatosi il cappuccio, si raccomanda che tu gli metta il soldo nel bussolo: — non importa poi che il soldo del frate porti testa di rame, mentre quello del giudice fa testa di ossa e di carne.

Però Fabrizio, quel dì prima della udienza, si trattenne in fraterno colloquio col presidente delle Assise: del primo noti la sembianza e i sensi; del secondo no: parlando egli chiarirà l'animo suo; quanto a forme fisiche te lo schizzerò, come soglio, in quattro tratti: se invece di abbottonarsi calzoni, panciotto e giubba per davanti, ei se li fosse abbottonati per di dietro, tu non ti saresti accorto qual fosse il verso più nobile di cotesto uomo; bianca la faccia e oleosa come pomata di semi freddi, e da una tempia all'altra orlata di una frangia di capelli bianchi, più che ricciuti, intricati a mo' di bioccoli di lana non iscardassata; il naso stranamente largo gli scendeva giù pel viso e gli dava fisonomia di montone; simili in tutto alle sembianze che puoi osservare negli antichi bassirilievi messicani; epperò la bocca gli si apriva quasi sotto la gola: immaginati un miscuglio di agnellaccio e di pesce cane:

— Ma certo, io sono con voi, commendatore, su la necessità di dare un esempio da servire al [9]paese; ma caro mio, diciamolo tra noi, come si fa? Questi benedetti borghesi non calpestano forte il delitto per timore di stiantarsi le scarpe; così il presidente; e il regio procuratore di rimando più dottamente:

— Costoro, allorchè hanno detto: i buoni costumi fanno le buone leggi, immaginano avere scoperto l'America: mi fanno proprio ridere; cotesto si trova scritto sopra i boccali di Montelupo; ma quando i buoni costumi hanno da venire di là da giudicare i vivi e i morti, sono le leggi, sono i giudicati e le pene che valgono a risanarli infermi, e li ripescano annegati.

— Voi dite unicamente, commendatore: e' non ci ha caso; proprio così.

— Ma con qual cuore piglieremo noi queste gatte a pelare, se mentre da un lato ci stacchiamo le spalle dal posto per ordire un braccio di buon costume, altri te ne disfà una pezza: nei nostri tempi le Danaidi non sarebbero state condannate mica a riempire la botte senza fondo, bensì a vendicare la pubblica morale.

— Massime poi quando gli esempi pessimi ci vengono da... bocca, chetati! da chi non ci dovrebbero venire, o che riparo ci possiamo mettere noi?

— Che volete che vi dica? E' pare che il teatro di questo mondo abbia ad essere corredato della reggia, della prigione, del tribunale, del tempio, e via discorrendo: e osserverò per giunta, che ai popoli non sembra sia fin qui venuta in uggia la vecchia commedia, perchè invece di fischiare re, preti, giudici e carcerieri, li pagano. Basta; per me sempre più mi confermo nelle mie massime; ho fede nella perfettibilità degli uomini, ma credo che fino alla consumazione dei secoli saranno stimate come meritano le buone serrature.

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