Il patibolo

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Il patibolo
Autore
Maurizio Bersanelli
Editore
Maurizio Bersanelli
Pubblicazione
9 aprile 2013
Categorie
Le procedure relative alle esecuzioni capitali erano eseguite secondo il modo prescritto dalle leggi penali: un cancelliere redigeva il verbale dell’esecuzione, mentre l’assistenza al condannato a morte, prestata dall’Arciconfraternita della Misericordia di S. Giovanni Decollato, nata a Firenze nel 1488, era rigidamente regolamentata.
Il condannato era condotto all’esecuzione su un carro scoperto o a piedi, affinché il pubblico lo potesse vedere.
Il condannato, una volta giunto sul luogo dell’esecuzione, era fatto salire su una delle due scale della forca con il cappio sistemato al collo.
Il boia toglieva poi la scala, lo faceva precipitare nel vuoto e saliva sulle spalle mentre l’assistente o “tirapiedi” tirava il condannato verso il basso: il solo strangolamento non bastava per produrre la morte immediata del condannato, ma era necessario procurare la rottura delle vertebre cervicali per affrettare la morte.
L’operazione, compreso il tempo per giungere sul luogo dell’esecuzione, non richiedeva che una trentina di minuti.

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