Morirò democristiano

In una bella lettera Morini mi precisa che, con queste sue memorie, ha voluto descrivere «una vita democristiana». È una vita che ha molti punti in comune con tanti di noi, all’incirca coetanei, che scegliemmo negli anni Cinquanta la Democrazia cristiana come il partito della libertà.
Gerardo Bianco

Con questo libro Danilo Morini ci racconta, senza narcisismi, il suo personale itinerario famigliare, professionale e politico.
La sua testimonianza si rivela particolarmente interessante perché è la voce di un’intera generazione che visse, in gioventù, le vicende della seconda guerra mondiale. Nella terra di Morini, l’Emilia Romagna, la fine della guerra non aveva garantito ancora la pace, ma viveva drammatiche conseguenze di faide partigiane, di lotte di potere, di sommarie esecuzioni. E fu proprio uno di questi episodi, l’uccisione del beato Rolando Rivi, un amico di giochi, a determinare la scelta politica di Danilo Morini, che lo ha orientato per tutta la sua vita: la Democrazia cristiana.
Nel corso degli anni i ruoli politici di Morini diventano sempre più rilevanti, da delegato provinciale del Movimento giovanile all’esperienza amministrativa come il sindaco più giovane d’Italia.
Aderendo alla Dc egli entrò in un milieu politico, quello emiliano, di alto livello, tra personaggi che scriveranno pagine fondamentali della storia d’Italia.
Morini non ordina la sua rievocazione per temi, seguendo criteri cronologici, ma procede sul filo della memoria, intrecciando singoli episodi con questioni più generali, fatti minuti con considerazioni personali. Lo scritto ha l’andamento di una cordiale conversazione nella quale, di volta in volta, emergono vicende e nomi, risultando così vario e vivace.
Nel libro la ricostruzione di quei primi passi in politica, degli incontri, dell’intreccio di relazioni che resisteranno nel tempo, aiuta anche a capire come si formò una classe dirigente, di straordinaria vastità, quale fu quella della Democrazia cristiana.

Danilo Morini è laureato in giurisprudenza e ha sempre esercitato attività professionale come dirigente amministrativo di istituzioni sanitarie pubbliche. È stato direttore generale degli ospedali al ministero della Salute. Sindaco di Castellarano dal 1956 al 1965 e deputato al Parlamento per la Dc dal 1972 al 1979.

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