(Non) si può avere tutto

Questa è la storia di una ragazza ebrea ortodossa di Milano che si sposa a 19 anni e fa di tutto per laurearsi, per trovare un lavoro, per non deludere sua madre e per dimostrare al mondo che la conciliazione è possibile, che i suoi bambini non sono un ostacolo ma un valore aggiunto.. Una storia di costruzione e ricostruzione, professionale e umana. Una storia di speranza.
Gheula è una giovane donna ebrea ortodossa, praticante e rispettosa delle tradizioni della sua religione. Porta la parrucca davanti agli estranei, e ogni venerdì sera interrompe per 24 ore qualsiasi attività per dedicarsi allo shabbat, momento di pausa, ritrovo e riflessione condiviso con famigliari e amici. Sposata quando ancora era al liceo, ha sette figli, quattro dei quali nati quando ancora frequentava l'università. Docente in un prestigioso ateneo italiano, ha passato anni a dividersi tra casa e lavoro, tra pannolini e articoli scientifici, tra la frenesia della vita cittadina e la profondità della dimensione spirituale.
Il suo nome - Gheula - in ebraico significa libertà, e proprio la difesa della sua libertà è alla base dell'esperienza che racconta nel libro. Libertà di scegliere, libertà di essere moglie, mamma e ricercatrice universitaria, libertà di vivere al passo col suo tempo pur mantenendo la propria identità culturale e religiosa radicata in una storia millenaria.
(Non) si può avere tutto, scrive Gheula, ma si può scegliere la propria vita, le proprie aspirazioni.

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