Mia Martini. Come un diamante in mezzo al cuore (Songbook)

All’inizio doveva essere Mimì Bertè. Poi, invece, la voce è diventata quella di Mia. Quella della cantante calabrese che di vero nome faceva Domenica Bertè, sorella di Loredana, è stata una delle storie più intense della canzone italiana. Tanto intensa quanto assurda per la direzione che ad un certo punto del racconto ha preso. Nel racconto di Mia c’è la Calabria, la regione della sua famiglia, da dove parte alla ricerca del mondo della discografia, quello che è sempre stato a Roma e Milano. Poco, molto poco, altrove. Quel mondo che la scopre improvvisamente negli anni Sessanta, ma non ne capisce subito le caratteristiche. E poi ci sono gli incontri con i nomi eccellenti della musica italiana. Nella storia di Mia c’è Claudio Baglioni, c’è il mondo femminile raccontato con tutta l’intensità che la voce permette, quella di Piccolo grande uomo e di Padre davvero. I suoi successi confezionati da nomi importanti. Ancora, l’assurdo rapporto di Mimì con Sanremo. Quel Festival che non ha mai vinto. Quel Festival che però decide di creare un Premio della Critica proprio con per riconoscerne il merito. Il ritiro dalle scene, negli anni Ottanta, è il confine dopo il quale lo sguardo di Mia non sarebbe più stato lo stesso. L’accusa infamante quanto assurda di portare sfortuna, sorta da circostanze ridicole al solo pensarci ma che hanno causato l’effettivo allontanamento della cantante dalla scena per anni. Poi il ritorno, un nuovo Festival di Sanremo e Almeno tu nell’universo. Un grido. Ricerca di un punto fermo sul quale appoggiarsi che forse Mia non ha trovato. Lo stesso che ha cantato tanti anni dopo anche la voce di Elisa. Altra generazione di artisti italiani. Altra storia.

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