quasi un Rottweiler

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quasi un Rottweiler
Autore
Maurizio Scotti
Editore
Maurizio Scotti
Pubblicazione
25 giugno 2013
Categorie
E’ un noir atipico anche per lo stile piuttosto cinematografico.
La storia è trattata come quei film corali di Robert Altman in cui non c’è un personaggio principale, ma una congerie di uomini e donne le cui vite si incrociano spesso in maniera casuale.
L’uso del “tempo”, invece, assomiglia a quello di Alejandro Inarritu e quindi la storia va avanti e indietro (senza le estremizzazioni del regista messicano) nel suo corso logico.

Ogni capitolo ha un suo inizio, uno svolgimento e una conclusione, quasi fosse un breve racconto a sé stante. Non c’è, quindi, mai rimando al capitolo successivo.
Il “filo” del libro è tenuto insieme da quattro elementi: la storia di un cane che vivrà sei vite diverse; la storia di un serial killer impotente che ha posto fine al suo amore impossibile; la storia di un commissario che ama molto di più sua moglie e il dilettarsi in cucina che non il suo lavoro; la storia di un sostituto procuratore depressa (è una donna) fino a un tentativo di suicidio.
Nel mezzo, naturalmente, si svolge l’indagine sul serial killer.

Intorno a questo quadruplo filo si svolgono le storie di una bambina di dieci anni che sa di dover morire; del padre della bambina che non reggerà alla perdita della figlia; di un vice commissario tradito dalla fidanzata e che riesce a resistere all’impulso di ucciderla; di una prostituta che viene assassinata “per prova” proprio nel giorno in cui aveva deciso di pensionarsi; dell’ultima vittima del serial killer che pensava, invece, di aver ritrovato l’amore dopo essere stata abbandonata dal marito; di una nonna ex prima ballerina ridotta a vivere su una carrozzella e a tentare quotidianamente di suicidarsi bevendo whisky di malto.

In certi casi, i personaggi vengono raccontati in terza persona, qualche altra volta sono loro a raccontarsi.
Il mio quasi-Rottweiler pensa, racconta e si racconta. E, dal punto di vista della scrittura, lo fa per frasi sempre piuttosto brevi perché credo che i cani non amino la complessità del pensiero umano e che la sostituiscano più che degnamente con il loro istinto e la loro sensibilità.

Insomma, ho cercato di scrivere un libro giallo in cui la classica caccia all’assassino fosse secondaria rispetto alle piccole storie d’amore che vengono raccontate: l’amore della bambina per il cane, del commissario per la moglie, della nonna per la nipote e per il marito scomparso, eccetera.
Tutte piccole storie d’amore, vero o sognato o semplicemente sperato, tenute insieme da un unico filo rosso: quello della morte.

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