Una vita per la libertà

La straordinaria storia di un ragazzino americano come tanti, che divenne il Che Guevara armeno.

Quando Markar Melkonian venne a sapere della misteriosa morte del fratello, decise di intraprendere un lungo viaggio, intervistando chiunque fosse stato in contatto con lui. Da questa minuziosa ricerca nasce l’incredibile saga della vita e della morte di Monte Melkonian, dall’infanzia tipicamente americana, alla giovinezza come rivoluzionario armato a Beirut, alla morte come eroe armeno nell'Artsakh. Dell’Armenia, patria nativa dei genitori, Monte e i suoi fratelli neppure conoscevano la geografia. Eppure un semplice viaggio a Merzifan, dove la madre era cresciuta e l’incontro con le uniche tre famiglie rimastevi degli oltre 17.000 armeni, fa aprire gli occhi a Monte sui massacri avvenuti ad opera dei turchi e sull’ingiustizia subita da quelli che, seppur nati e cresciuti altrove, poteva definire suoi connazionali. Voltate le spalle alla Oxford University, non ancora ventenne si recò nei bassifondi proletari di Teheran, unendosi poi ai ribelli del Kurdistan e divenendo ben presto una figura cardine dell’Esercito Segreto Armeno di Liberazione (ASALA). Grazie alla sua abilità militare fu ben presto inviato in Europa e in Grecia per organizzare assedi e bombardamenti nelle principali ambasciate turche. Respinse gli emissari del Presidente George H.W. Bush e marciò con milioni di dimostranti mentre l'Unione Sovietica collassava intorno a lui. Infine, nella primavera del 1993, guidò alla vittoria un gruppo di 4000 uomini nell'enclave armeno di Nagomo-Karabagh, in un attacco che sconvolse il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Dal momento della sua morte, avvenuta il 12 giugno del 1993 all'età di trentacinque anni, i portavoce del governo lo hanno rappresentato come un terrorista, mentre milioni dei suoi compatrioti adottivi lo hanno venerato letteralmente come un santo guerriero. Ma chi era Monte Melkonian? Un sanguinario terrorista o un eroe rivoluzionario? Forse semplicemente un uomo che trovò impossibile rimanere indifferente di fronte al Genocidio Armeno e che sacrificò tutto per cercare di rimediare alle ingiustizie del passato.

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