I volti della guerra

A dieci anni dalla sua prima pubblicazione, festeggiamo la ricorrenza con questa edizione in e-book del libro scritto da Lorenzo Marvelli, attore e regista pescarese che, nel 2001, fu picchiato durante il Genoa Social Forum mentre prestava servizio come sanitario accreditato.

Ecco alcuni stralci del libro

"Il senso del mio viaggio sta piuttosto in una incapacità di star fermo, di accettare la verità rivelata, la prova provata. Sono a Peshawar per capire, stanco delle verosimili immagine televisive che, per dirla alla Carmelo Bene, informano i fatti e non sui fatti."

"Per mio figlio, per mio figlio! Il peso del secchio pieno d’acqua sulle spalle, un pensiero a lei ed alla sua fatica per la casa; corro una corsa appesantita. Verso il muro, verso il piccolo. Questa sera sei a casa con papà! E’ disteso sul tappeto, le manine al petto come a trattenere l’ultimo respiro, una vita. Gli occhi sono chiusi, non più tosse, non più pianto, non più paura: è andato via. Vorrei toccarlo, vorrei stringerlo e morire insieme a lui, maledetto il pozzo e l’acqua ed il fango... Sto zitto, fermo, mi astengo da ogni possibile interferenza: sotto il burka, ora dondola in eterno con sua madre al suono di quelle nenie che nessuno ha il diritto d’ascoltare. Ballate allora il vostro riposo eterno... buonanotte amori miei."

"I figli sono al fronte. Sono distribuiti equamente tra gli schieramenti. Non mi hanno mai spiegato. Non si sono mai spigati. Forse un giorno lo faranno. Un tavolo di vinti e vincitori che scrive la storia. Figli nemici. Figli nemici tra di loro. Una colpa! Forse. Torneranno dal fronte e troveranno la mia mano chiusa a pugno. Per terra. Tra la latta dei fagioli. Gustata dal muso dei cani disperati. Io non ci sarò. Non mi troveranno attaccato a quella mano. Tra i fagioli.
Bam!"

"Sono arrivato a Genova al mattino di Venerdì 21 Luglio con un autobus proveniente da L’Aquila. Avrei dovuto unirmi nella mattinata di Venerdì ai medici e agli infermieri volontari del Genoa Social Forum. Dopo aver salutato i miei compagni di viaggio mi sono diretto da solo alla scuola media Diaz in Via C. Battisti come da accordi telefonici con una delle coordinatrici del servizio volontario sanitario avvenuto qualche giorno prima. All’ingresso della scuola ho incontrato Monica intenta ad allestire un furgone- ambulanza (...) Io che fui attore e paziente di quel dramma fui trasportato in Pronto Soccorso dopo essere stato ingiustamente insanguinato da delinquenti in divisa non preoccupati di quanto, in quel tragico luogo, io mi preparavo a fare. Io che avrei dovuto tamponare il sangue altrui e lenire il dolore e prevenire mali peggiori, ora ero impossibilitato ad esercitare questa professione possibile. Io, uomo di pace, possibile soggetto di salute e di cura, ora ero trasformato da tre pazzi invasati in oggetto di cura."

"Quale il senso dei farmaci? Quale il delirio da arginare dal momento che nessuno di noi parlava la sua lingua? E la violenza punitiva dei poliziotti, degli infermieri di Pronto Soccorso? E il senso di onnipotenza degli operatori di
psichiatria, il tintinnio delle nostre catene con appese le chiavi della libertà, le iniezioni sulle cosce, il letto bagnato di urina, la luce al neon fredda ed angosciante? Io, infermiere professionale di psichiatria, sono stato uno strumento di repressione, il braccio armato di un potere che, pur consapevole della sua ignoranza, pretende di curare, normalizzare, sottomettere.


INDICE
Prologo - I volti della guerra

AFGHANISTAN
Islam - In viaggio a Peshawar - Figli nel fango - Sotto le bombe

GENOVA
Questione di tempi - Testimonianza di un pestaggio - Agnoletto spacciatore di droga

ISTITUZIONI (totali)
Il boia ha fame. - Potere e merda in psichiatria - 76177 - Tutti fuori dalle galere! - L’inferno di Ville Evrard. La prigione manicomiale di Antonin Artaud - Notte di fango

IRAQ
Cyborg a Baghdad - Folle o criminale? - Per non parlare le parole

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