I "se" della mia vita (Scienze umane e sociali)

Questo racconto è quasi un manifesto del libro infinito della vita nelle sue alterne vicende che passano sulla testa di ognuno di noi. In esso si scopre un'ansia psicoaffettiva che, liberando dall'incubo, sfocia nella coscienza sociale riscoperta come fenomeno gioioso generante la forza viva della solidarietà. Fin dall'introduzione emerge la proposta di una storia particolare che tende a superare i diversi ruoli ricoperti nella propria vita dall'autore per privilegiare il magnifico ruolo della paternità, come l'avventura più difficile sul piano personale. Essa, però, non tende all'implosione intimistica, ma all'espansione contagiosa per far scoprire una paternità universale in virtù di quell'interminabile quanto invisibile filo generazionale che lega tutti i figli. Occorre coltivare l'utopia di non far morire il sogno, come fonte generatrice di speranza, che accompagna l'essere umano fino alla fine dei suoi giorni e scoprire che vivere insieme questo sogno è già costruire un mondo migliore. Con tali linee-guida si può procedere alla lettura di questo racconto autobiografico che, pur nella sua crudezza veristica, presenta alcuni quadretti emblematici del rapporto tra se stessi, la natura e la vita quotidiana nelle relazioni familiari, sociali e istituzionali. Le tematiche, infatti, richiamate in questa sofferta esperienza di vita troveranno in molti lettori una specie di identificazione, tanto da riconoscersi nella grande moltitudine dei ‘senza nome'. Essi hanno lottato e sofferto per conquistare il proprio nome con l'inserimento umano e sociale in esperienze lavorative diverse, dando anche un contributo allo sviluppo armonico della comunità politica, frutto di quella democrazia che, come il cielo, è di tutti.

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