Petralito. Chiarire le regole del gioco. Ecco la vera semplificazione amministrativa. (Telos Primo Piano Scala c Vol. 9)

Intervista a Alice Petralito, le luci e le ombre di una storia di scelte difficili e di successo nel difficile mondo della libera impresa in Italia. Le sue parole fanno nutrire tante speranze e sollevano altrettanti dubbi sulle reali possibilità di coloro che vogliono cambiare le regole, credono nelle loro idee e ci scommettono. Imprenditrice, donna e siciliana. Esempio emblematico di razza protetta? Tutt’altro. Alice Petralito ha un percorso di studi e di lavoro dove riecheggia impegno, impegno e ancora impegno. Certo un po’ controcorrente la nostra amica lo è. Chi si sognerebbe mai di lasciare l’ambito posto fisso, e per giunta in un’Istituzione come il Senato della Repubblica? Chi avrebbe il coraggio di scendere dai genitori siciliani, comunicare la decisione presa e aggiornarli sull’impresa che intende affrontare? Oggi è facile ammirarla e sostenere le sue scelte (il successo porta solo consenso), ma nei momenti difficili della scelta di cambiamento solo in pochi lo hanno fatto. La carenza di spirito imprenditoriale sembra essere il capro espiatorio per giustificare le difficoltà che l’Italia ha nell’uscire dalla crisi. Eppure non sono lontani i tempi quando, pur con le stesse problematiche esterne, lo spirito imprenditoriale italiano è riuscito a creare onde lunghe di sviluppo. Ogni affermazione di Alice apre una serie di interrogativi legati sopratutto allo strano rapporto tra le nuove generazioni ed il lavoro. Viene sollevato il dubbio se ci sia o meno reale voglia di lavorare, di fare qualcosa di utile? Siamo di fronte ad una o più generazioni che ricercano solo la sicurezza o che anelano al diritto alla felicità di americana memoria? Sembrano essere tutti in fila in attesa “che esca il concorso”. In fondo i concorsi non sono altro che dei test di preparazione disciplinare ma non lasciano alcuno spazio alla valutazione delle motivazioni che il candidato ha a concorrere. Si spiega forse anche così il paradosso per cui, in un Paese con una bassa percentuale di laureati, un giovane su tre tra i pochi che trovano lavoro finisce per ottenere una posizione che richiede una qualificazione più bassa rispetto agli studi che ha completato. Ma oggi c’è ancora spazio oggi per le motivazioni? Alice sembra dimostrare che questo spazio c’è eccome, ma anche lei è dovuta passare attraverso una serie di esperienze che le hanno dimostrato come la strada intrapresa sin dal percorso universitario non fosse quella giusta. Indubbiamente tutto serve e tutto le è servito, ma era proprio necessario scontrarsi con la quotidianità noiosa e bizantina dei Palazzi romani per cambiare rotta? A distanza di poco più di un anno dal nostro gioco con l’Anonimo Intervistato dello scorso agosto, che ironicamente proponeva di quotarsi in borsa ci ritroviamo a parlare, partendo da una storia di indubbio successo e da primato della volontà , del medesimo problema sollevato allora: quello del tradimento delle aspettative quale “prezzo da pagare per il tradimento delle inclinazioni (…) quello che ci fa difetto è la presa sulla realtà, a partire da chi siamo noi. Un dubbio: non dovrebbe essere questo il compito dell’educazione? E come mai una generazione con il tasso di laureati più alto di sempre è la meno attrezzata a confrontarsi con la realtà?”. Domande che ci avevano colpito allora e che vi riproponiamo oggi, sulle quali riflettere magari mentre ci gustiamo una perfetta happy hour alla siciliana. Parola di goloso.

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