Gian Carlo Caselli. Corretti e corrotti (I dialoghi di Marco Alloni)

«Per attaccare il mio lavoro mi hanno dato prima del fascista e poi del comunista. Mi mancava, tuttavia, essere definito “mafioso”. Invece di recente è accaduto anche questo, sui muri di Torino e di altre città: perché la Procura oggi da me guidata applica la legge anche in Val di Susa, dove per mesi le forze dell’ordine comandate al presidio del cantiere del Tav sono state oggetto di “assalti” illegali di varia natura da parte di frange dei No Tav. Come se un magistrato, di fronte a un atto contrario alla legge si chieda prima chi lo abbia commesso e poi – a seconda delle sue simpatie – decida se agire o meno».

«”Assassini, terroristi, faziosi, sadici, torturatori, venduti a una fazione politica, falsificatori, criminali vestiti da giudici, macigni sulla strada della democrazia, omuncoli bisognosi di una perizia psichiatrica, cupola mafiosa, malati di mente, antropologicamente diversi dal resto della razza umana”.
Ecco come sono stati definiti i magistrati italiani».

Tra “corretti” e “corrotti” una sola vocale fa la differenza ma in quella vocale c’è tutto la forza della questione morale.

«Etichettando con qualche “colore” la toga, si sposta l’attenzione da ciò che invece dovrebbe stare al centro. Perché il problema vero è questo: chi è accusato di furto ha rubato o no? Chi è accusato di corruzione ha dato o ricevuto tangenti o no? Chi è accusato di collusione con la mafia è colluso o no? Questo interessa sapere e stabilire».

«”Questione morale” significa essenzialmente una cosa: pensare e agire avendo come obiettivo il prevalere degli interessi generali».

In questo libro Gian Carlo Caselli risponde alle molteplici accuse che sono state mosse a lui, così come a tutta la magistratura. In una condizione di normale convivenza civile, Caselli avrebbe potuto riflettere sul ruolo istituzionale che la giustizia è chiamata ad assumere. In condizioni di normalità precaria ha dovuto invece ribadire prima di tutto che la sostanza del problema è proprio l’anormalità che insidia sul nascere, propaganda dopo propaganda, ribaltamento logico dopo ribaltamento logico, la stessa condizione di normalità. Si tratta dunque non già di un richiamo all’ordine, alle regole, al rispetto del diritto e della democrazia, ma in primis alla normalità. La stessa che, essendo così disinvoltamente confusa con il giustizialismo, ha finito per smarrire i suoi connotati originari e fare dello stesso Caselli – invece del più normale fra gli italiani – uno stravagante “puro folle” con lo strano capriccio per la legalità.

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