I posseduti: Storie di grandi romanzieri russi e dei loro lettori. (Frontiere Einaudi)

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Leggendo I posseduti il lettore imparerà alcune cose:
1) Sopravvivere alle attenzioni di un dottorando di filosofia neokantiana a Samarcanda.
2) Dimostrare, a un convegno di tolstojani, che Tolstoj è stato assassinato.
3) Scoprire affinità e divergenze tra il proprio fidanzato e un Demone di Dostoevskij.
I posseduti non è solo un libro sulla lettura: è prima di tutto una storia d'amore, il racconto della passione che si scatena quando ogni lettore, ogni lettrice incontra Anna Karenina, Oblomov, Evgenij Onegin.
Perché in fondo «l'essenza dell'amore non è forse la sua capacità di indurre le persone a voler imparare sempre di piú, a immergersi, a diventare posseduti?»

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I posseduti, come il romanzo e come la critica letteraria (generi a cui allo stesso tempo appartiene e che trascende), è il racconto di una storia d'amore. Come il protagonista della Montagna magica di Thomas Mann, che arriva in un sanatorio svizzero per una visita di tre settimane al cugino e vi rimane per sette anni a causa, si può dire, dell'amore, cosí Elif Batuman a tutto pensava tranne che a dedicarsi alla vita accademica: eppure resterà a Stanford sette anni per un dottorato sulla forma del romanzo russo.
In parte romanzo di formazione, in parte diario di viaggio, in parte una sottile riflessione teorica sulla natura delle storie, I posseduti è lo spassoso dipanarsi delle avventure (soprattutto nei libri e nelle vite dei loro autori) e delle disavventure (soprattutto in sperduti villaggi uzbeki o in balía di improbabili studiosi ubriachi) della Batuman - e con lei del lettore - nelle meraviglie della letteratura russa.

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«Se Susan Sontag si fosse accoppiata con Buster Keaton, la loro prodigiosa figlia avrebbe scritto un libro come questo».

«L. A. Times»

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