Partito Democratico

Dalla mia breve biografia si evince che ad un certo punto della mia vita, intorno ai 43 anni di età ho iniziato ad interessarmi di politica partecipando attivamente al sostegno di una causa connotata in un area politica di centro sinistra. In realtà il mio interesse per la politica, o comunque di ciò che attiene all’esistenza umana nelle sue forme politiche organizzate, mi appartiene fin dall’adolescenza, tanto da determinarne una vera e propria passione. Diciamo però subito che questa passione l’ho esercitata sempre e solo intellettualmente e non attivamente almeno fino al 1995, tant’è che addirittura fino al 2007/2008, anno di nascita del partito Democratico a cui da allora sono iscritto, non sono mai stato tesserato ad alcun partito.
Ovviamente ciò non vuol dire che fino ad allora non “appartenevo” a nessun partito o schieramento politico che esercitava le proprie politiche nel nostro Paese, perché chiaramente mi esprimevo, esternavo e appoggiavo di volta in volta chi più sentivo di rappresentare i valori e i principi che meglio rispondevano al mio pensiero. Valori e principi i cui rifermenti sono da sempre collocati nell’area di sinistra, un area vasta che però comprende, per gli stessi valori e principi, istanze che vanno dalle posizioni più radicali e ortodosse a quelle più moderate e moderne, oggi genericamente definite riformiste.
Dico subito che non sono mai stato attratto dalle posizioni radicali e ortodosse, anche perché ispirate a modelli che hanno determinato il fallimento delle società che l’hanno perseguite, benché in alcune occasioni, in Italia sono state preferibili a chi usava gli stessi principi e gli stessi valori per opportunismi personali e di parte politica finalizzata al puro esercizio del potere.
Quando nel 1995, nacque l’idea di far nascere un movimento che voleva riunire sotto un unico cartello politico le aspirazioni ideali dell’intera area della sinistra, convertendole e sintetizzandole in un pacchetto di interventi e riforme che puntavano a modernizzare il Paese coniugando i valori e i principi della sinistra con le regole di un capitalismo affermato e vincente nel mondo, me ne sentii attratto e coinvolto a tal punto da partecipare attivamente a quella esperienza.
Ovvero, io che da anni non riuscivo a trovare una identificazione politica univoca e stabile, per la prima volta vedevo ricomprendere le mie aspirazioni ideali in un soggetto politico nuovo e moderno che superava gli . . .
. . . steccati degli innumerevoli particolarismi che infestavano le diverse anime della sinistra partitica e che di fatto rappresentava l’embrione di un futuro Partito Democratico così come era nelle attese di molti cittadini che come me cercavano una identificazione politica definitiva che riuscisse ad affrontare le complessità dell’epoca che viviamo con soluzioni ispirate ai principi e ai valori della sinistra.
Dire che tali aspettative sono fino ad oggi andate deluse è il minimo che si possa sostenere e non credo che ciò riguardi solo la mia persona.
Il fatto è che sia quando siamo stati al governo che quando siamo stati all’opposizione, non siamo mai riusciti a connotare la nostra politica ad una identità di interventi, comportamenti e riforme attinenti alle nostre aspirazioni ideali, spesso abbiamo dato l’idea di essere e voler fare le stesse cose dei nostri avversari politici di destra, come se non ci fossero differenze di contenuto e di finalità tra destra e sinistra. E’ vero le complessità in gioco sono enormi, il nostro Paese è ormai al collasso economico e sociale, gli interventi richiesti sono drastici e presuppongono interventi pesanti a carico dei cittadini, ma non c’è scampo un partito come il nostro deve assumersi le responsabilità di dire e fare que [...]

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