Blasfema: Condannata a morte per un sorso d'acqua (Ingrandimenti)

Asia Bibi vive con il marito Ashiq e i cinque figli in un piccolo villaggio del Punjab, una regione del Pakistan orientale. È analfabeta, ma determinata a garantire ai suoi figli un futuro migliore, permettendo loro di studiare. Per questo, insieme al marito, che lavora in una fabbrica di mattoni, accetta di svolgere lavori umili e pesanti, come custodire il bestiame di ricchi possidenti o partecipare alle raccolte stagionali nei campi. È proprio mentre fatica con altre donne, sotto un sole rovente, che accade il fatto che sconvolgerà l'esistenza sua e della sua famiglia. Stanca e assetata, Asia raggiunge il pozzo vicino, vi cala il secchio e riempie un bicchiere, dal quale beve a grandi sorsi un po' d'acqua mondo intero lottano contro la violenza esercitata in nome della religione. Per questo decide di lanciare il proprio grido d'aiuto: perché storie come la sua possano non ripetersi mai più, il mondo - tutto il mondo - deve sapere. fresca. Ma, inaspettatamente, quel gesto banale scatena l'ira delle sue compagne: lei, cristiana, ha osato contaminare l'acqua che spetta di diritto alle donne musulmane. Nel litigio che si scatena, d'improvviso esplode un insulto: «Blasfema!». In Pakistan, un'accusa simile significa morte certa e il destino di Asia è segnato. Il 14 giugno 2009 la donna viene incarcerata e, nel giro di un mese, un tribunale la condanna all'impiccagione per aver offeso il profeta Maometto. Anche la sua famiglia, minacciata dai fondamentalisti, è costretta a lasciare il villaggio. Dalla sua cella, priva di finestre e sorvegliata continuamente da una videocamera, Asia riesce comunque a far conoscere la sua incredibile storia e i suoi ventiquattro mesi di prigionia, dalle violenze fisiche subite al momento dell'arresto alle quotidiane umiliazioni che guardiani e carcerate musulmane le infliggono. La sua vicenda diviene presto di interesse pubblico: alcuni ministri e politici pakistani si impegnano per farle ottenere la grazia ma pagano con la vita il loro tentativo, assassinati da estremisti islamici, mentre papa Benedetto XVI lancia un appello per la sua liberazione. In questi terribili due anni Asia progressivamente acquisisce una consapevolezza nuova, perché si rende conto di essere ormai un simbolo per tutti coloro che in Pakistan e nel mondo intero lottano contro la violenza esercitata in nome della religione. Per questo decide di lanciare il proprio grido d'aiuto: perché storie come la sua possano non ripetersi mai più, il mondo - tutto il mondo - deve sapere.

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