Il gioco dei sogni ritrovati (Piemme voci)

"Vivevamo a Monrovia, quando i soldati iniziarono a uccidere la gente della mia tribù. Io avevo due anni e stavo con mia zia. Mio padre, mia madre, la mia sorellina furono massacrati. Mia zia mi portò via, in un'altra città. Ma lei era vecchia, e non è riuscita a sfuggire alle pallottole. Mi ricordo di me che piangevo, di mia zia morta... e io che mi chiedevo chi si sarebbe preso cura di me. C'erano delle persone che correvano verso la foresta. Le seguii. Non conoscevo nessuno, nessuno mi conosceva. All'improvviso un uomo mi fece segno di seguirlo. Disse che mi amava perché ero un bambino sveglio e avevo modi orgogliosi. Sapete com'è da bambini, non si ha consapevolezza, così io andai con loro. A sette anni mi diedero un fucile." Joseph è solo uno dei tanti bambini soldato della Liberia. Un paese dove per quattordici anni ogni giorno era il giorno del Giudizio. Migliaia sono stati i fanciulli sottratti ai giochi per essere addestrati come soldati dai signori della guerra. Soldatini di cinque, sei anni obbligati a usare le armi e a commettere azioni terribili. Finita la guerra, sono rimasti doppiamente soli, senza famiglia e senza un ruolo, guardati con sospetto per il loro passato, costretti a vivere in disparte, con gli occhi pieni di paura, solitudine, rabbia. E immagini atroci. Eppure ancora bambini; come Joseph, bisognosi di qualcuno che si occupi di loro. Agnes li accoglie, ascolta le loro storie, che sono quasi confessioni in cerca di assoluzione, li aiuta a rappacificarsi con il passato e a sperare in un nuovo domani. Perché "zia Agnes", come la chiamano gli ex bambini che si rivolgono a lei, ha coraggio e una fede incrollabile nella forza dell'amore.

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