Il demone della frivolezza

Sono stati i grandi scrittori per primi a intuire il prevalere della società degli oggetti e a definire l’essenziale e il superfluo; l’autore va spigolando tra le loro pagine per raccontare un episodio, sorprenderci con un aneddoto, divertirci con una notizia curiosa. Ecco allora le voci di questo dizionario in cui si passano in rassegna elementi di vestiario - bastoni (per Oscar Wilde erano bacchette magiche), cappelli e cappotti, doppiopetto, scarpe e vestaglie in cui i dandy la fanno da padrona - , altri segni di vanità, come i capelli - arruffati, a cresta o colorati di verde come una volta osò Baudelaire -; piaceri della vita come sigari, tè e assenzio, sinonimo questo di vita bohémien; pezzi d’arredamento come letti e scrivanie. Per ognuno di questi oggetti un inventario che non è però solo frivolo e curioso, ma denso di senso perché mostra come spesso dietro l’ossessione per le cose si nasconda l’ansia di allontanare la morte.

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