Una Strana Faccenda

Una penna biro si regge in piedi, da sola, al centro di un enorme e bianco foglio vergine. Sembra che qualcuno l’abbia infilzata li’ per farle scrivere più di quell’unico punto nero che ha saputo mettere giù finora; invece, addirittura, nessuno l’ha mai presa neanche in mano. Come ci sia arrivata è inspiegabile. Come si regga in piedi da sola è un mistero.
Chiudo gli occhi e vedo un uomo scimmiesco: non so dire se è un uomo che somiglia molto a una scimmia o una scimmia che sembra un uomo. E’ appeso con le braccia a un grosso ramo di un albero, una sequoia possente e millenaria, con il tronco azzurro e le foglie violacee. Sta usando tutte le forze che ha, è stremato. La pena del mio cuore lo incoraggia a non mollare. “Non ti stancare uomo scimmia, non lasciare la presa, vedrai che ce la farai”. Ma l’uomo scimmia non sta cercando di non cadere. Esattamente il contrario. L’opposto. Vuole tirar giù quello che sembra un ramo perché in realtà è il manico di un boccaporto che nasconde un tesoro. Quante cose sono diverse da come sembrano.
Sono in piedi su una stella lucente di metallo, scivolosa e lucida come lo era l’argenteria di mia nonna. La stella ha quattro punte. Sembra che una slavina ci sia appena passata sopra e l’ abbia resa gelida, oltre che brillante. Sotto c’è il mare. Un mare limpido e liscio come la seta, che corre veloce sotto i miei piedi volanti. Mi sdraio su di essa, fatico a tenere la presa salda. Mi sento come la pancia di un sottomarino che, all’ordine del comandante, scivola giù nel buio e nel silenzio dell’oceano. Passa un antico vascello. Vi sono schiavi dentro, uomini dalla pelle scura e dura come solo loro sanno avere. Le loro dimensioni non sono umane, come i loro sogni. Sbarcheranno su quell’isola? Andranno verso la vita o verso la morte? Questo dipende da che parte dell’isola si guarda.
Se vi state chiedendo quali assurde storie racconteranno le prossime pagine che seguiranno questa, già abbastanza confusa, mettetevi comodi sulla punta di una stella. Quello è sicuramente il posto migliore per osservare. Potremmo fare tutto insieme, anche girare un’ isola. Potrete farlo voi stessi, se vorrete. E se anche a voi, spesso, sembra che niente è come appare, rigiratelo ancora. Il niente. Troverete un’altra faccia, un’anima sepolta, un’ombra impolverata. Non credete di impazzire solo perché state girando il niente.
Se quello che avete letto fin qui vi è piaciuto, allora siete già pazzi.

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