Un Sogno Marginale

Il nostro protagonista è una persona straordinariamente normale, talmente qualunque che, pur narrando in prima persona l’intera storia, non cita mai il proprio nome. E’ un guidatore di corriere, abituato a percorrere una strada nel corso della quale viene a contatto con l’umanità più svariata, capta situazioni, avverte umori e sentimenti. Non giudica ma paragona, non s’intromette ma elucubra.

Ogni giorno, alimenta il proprio sogno, marginale in quanto distaccato dalla vita reale che conduce, ma vivo, caldo, confortante.

La moglie del nostro, infermiera, è tanto dinamica e pratica quanto il marito è riflessivo e « tenue ». La loro vita è contornata da personaggi colorati, in grado di stimolare la tenera, irrinunciabile dimensione parallela del protagonista. Il figlio Simone, forte, spavaldo, ma sostanzialmente buono, dotato di un notevole, prematuro senso di discernimento. Il padre, saggio e permeato da urticanti ironie, i colleghi, specialmente uno di questi, che prende il protagonista sotto la propria ala protettrice, (e non è detto sia sempre un bene). Lui ricambia tutti con una mansuetudine sorridente, un ponderare acuto, magari fintamente cosmico ma comunque sorprendente.



Il rapporto fondamentale che il nostro autista tiene in piedi è però quello, epistolare, con un’entità che non viene svelata, ma che il lettore più attento non faticherà a riconoscere. Lettere appassionate, spesso commoventi, umili ma anche trasudanti, in certune occasioni, rabbia e rimpianto, appena soffuso ma non diminuito dal tempo, sempre permeato di dolci nostalgie.

Sarà proprio quest’entità a condurre per mano il nostro protagonista al passo fondamentale per la realizzazione del proprio sogno “marginale”.



Sono pagine pressoché prive di tensione, tranne per brevi paragrafi; eppure l’irripetibile filosofia del protagonista si dimostra accattivante, spinge il lettore a continui raffronti, a porsi domande che potrebbero riservare risposte sorprendenti.



Il finale potrebbe sembrare stravagante, ma a chi abbia preso realmente “a cuore” le vicende del nostro protagonista, cercando d’immedesimarsi con esso, e di adeguarsi al modo di pensare dello stesso, magari eccessivamente “old fashioned”, un po’ naif, ma sempre, testardamente genuino, non potrà che trovarlo logico e perfettamente in linea col personaggio.

Ossia sorridente, vitale, così estraneo al mondo odierno (cruento, meschino, pazzoide), d’apparire per certi versi irresistibile.

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