Con le ali nel cuore: La leggenda di Gladio

Scopo principale dell’organizzazione Gladio fu contrastare un eventuale attacco

all’Europa occidentale da parte dell’Unione Sovietica e dei paesi aderenti
al Patto di Varsavia – attraverso atti di sabotaggio e guerriglia dietro
le linee nemiche – durante gli anni della guerra fredda. Nata come una
forza militare clandestina istituita dalla NATO, la Gladio italiana, facente parte della “Stay Behind” occidentale, rimase
segreta dal 1956 al 1990, anno in cui ne fu ordinato lo scioglimento.
Quella di Fulvio Milani e Giuditta Chiesa non è una storia come tante, ma è il racconto di due giovani innamorati
costretti, per vari motivi, a una lunga separazione fisica, ma non affettiva, che culminerà nel matrimonio. Ed è l’avventura
di due gladiatori “interni”, appassionati di volo, dagli inizi del reclutamento nella struttura fino alle più rischiose
operazioni militari rigorosamente segrete a bordo dei mitici Starfighter F-104, che li portano a duellare nei cieli contro
i piloti del patto di Varsavia. Fino al veloce insabbiamento, da parte dello Stato e solo poco prima della caduta del muro
di Berlino, della stessa Gladio e dei gladiatori – 622 persone dichiarate, un quinto di quelle ufficiali – che avevano accettato
di rischiare in prima persona per servire la Patria, la libertà e la verità.
Al di là di ogni possibile interpretazione politica, l’intento dell’autore è quello di contribuire alla conoscenza di un tassello
importante della storia moderna italiana, ancora poco chiaro, e dei nobili intenti che mossero il progetto.
«Il libro», sostiene Foini, «vuole solamente esprimere quello che fu lo spirito di Gladio: l’amore assoluto e incondizionato
per la nostra Patria, per la sua libertà, il suo onore e la dedizione completa alla sua difesa, anche a costo della vita.
Senz’altra ricompensa se non la consapevolezza di aver compiuto un altissimo dovere.»
Non può infatti passare inosservata l’incongruenza nel comportamento di uno Stato che, dopo avere reclutato degli
agenti segreti, come erano i gladiatori, a lavoro finito avrebbe dovuto proteggerne l’anonimato. E invece li ha messi a
più riprese nel mirino, con imputazioni che, a distanza di tempo, si sono concluse con l’assoluzione degli imputati, ma
purtroppo senza il clamore con il quale ebbe inizio la vicenda.

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