Francesco di Paola

Asceta e taumaturgo, ma anche ambizioso e determinato a raggiungere il suo obiettivo apostolico, Francesco (1416-1507) si divise tra ferrea disciplina e frequentazione delle più importanti corti europee. Da qui una certa dicotomia riscontrabile nella sua condotta, sempre comunque caratterizzata a livello personale dal rigore e dalla vita quaresimale, praticata in una cella. Nei confronti del potere politico e religioso, però, Francesco manifestò un ossequioso rispetto. Era infatti sua intenzione ricevere da queste istituzioni l’appoggio necessario a ottenere il riconoscimento dell’Ordine dei Minimi, per poterlo poi diffondere in diversi Paesi d’Europa e in particolare in Francia, i cui sovrani in cambio della sua protezione spirituale ne assecondarono i disegni apostolici, richiedendone poi la canonizzazione alla Santa Sede.
L’autore si focalizza dunque su questi due elementi: estremo ascetismo (di cui l’astinenza da carne, uova e latticini era l’aspetto peculiare), da un lato, e attività pastorale con il supporto dei potenti, dall’altro, per tratteggiare la controversa figura del santo e il filo conduttore della sua intera vita.

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