La mirabile visione: Abbozzo d'una storia della Divina Comedia

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La mirabile visione: Abbozzo d'una storia della Divina Comedia
Autore
Giovanni Pascoli
Pubblicazione
13 aprile 2016
Categorie
La mirabile visione - Abbozzo d'una storia della Divina Comedia by Giovanni Pascoli



Il lettore deve tener presente la dichiarazione mistica delle nozze di Giacobbe, quale è in Aurelio Agostino, contra Faustum, XXII 52-58. Eccola in breve. Giacobbe serve Laban, che s'interpreta Dealbatio. Così Dante è fedele, cioè servo, di Lucia, chiamata appunto Lucia, perchè “bianchezza è un colore pieno di luce...„. (Co. 4,22) Dealbatio s'interpreta poi Grazia della remission dei peccati. Lucia invero è chiesta dalla Donna gentile, quando Dante è in pericolo, e Lucia prega Beatrice per la salvezza di lui, e Lucia agevola Dante per la sua via e lo trasporta nel sonno alla porta del purgatorio. Giacobbe ama Rachele, che s'interpreta, oltre che in modi analoghi, sapienza, e speranza dell'eterna contemplazione. Dante ama Beatrice, che siede con Rachele. Dante, come attestano gli angeli nell'Eden, (Pur. 30, 83) fu salvo per la speranza, a dirla a un modo, per l'aiuto di Beatrice che mandò a lui Virgilio, per dirla a un altro. Dunque Beatrice è la speranza, e perciò la sapienza. Giacobbe non può impetrar subito le nozze di Rachele; deve servire sette anni, dopo i quali ha Lia, non Rachele. Lia si interpreta laborans, e ha gli occhi deboli, e significa la tolleranza della fatica, la giustizia laboriosa, e simili. Per aver Rachele, Giacobbe deve servire altri sette anni. Questi ultimi sette anni s'interpretano per i sette precetti inclusi nelle sette beatitudini. Ora Dante giunge alla sua Rachele, dopo esser salito per le sette cornici del purgatorio e aver udita in ognuna di esse una delle sette beatitudini. Le sette beatitudini sono come opposte ai sette peccati. Ma codeste figurano i secondi sette anni del servaggio di Giacobbe a Laban o di Dante a Lucia, la quale porta il suo fedele alla porta delle sette cornici. I primi sette? Quelli di Giacobbe s'interpretano come i sette comandamenti di giustizia: Onora tuo padre etc. Quelli di Dante? Dante nell'inferno ha veduti sette peccati, ai quali Virgilio riduce tutto l'inferno: lussuria, gola, avarizia, peccato di color cui vinse l'ira e che portarono accidioso fummo, malizia con forza o violenza o bestialità, malizia con frode, malizia che trade. Questi tre ultimi appellativi appartengono a una divisione filosofica delle reità infernali, in incontinenza e malizia. Ora come l'incontinenza comprende lussuria, gola, avarizia e quel quarto peccato detto più sopra, così la malizia comprende, io ho dimostrato, i tre ultimi dei peccati capitali: ira, invidia e superbia. E quel di mezzo è l'accidia. Così Dante ha sostituito ai sette precetti di giustizia (che sono, salvo il primo, divieti di peccare, Non... Non...), i sette peccati capitali che sono contro i dieci comandamenti o precetti, i sette peccati che ha opposti nel purgatorio alle sette beatitudini.



Queste coincidenze che non possono essere casuali, tra la dichiarazione Agostiniana e lo schema Dantesco, ci licenziano a ricavare, con le debite cautele critiche, dal passo di Agostino altri lumi per l'interpretazione del poema sacro. E così noi, trovando mirabile concordanza con altre opere del Poeta, Virgilio lo dobbiamo interpretare come studium, cioè studio o amore che con un lungo esercizio morale (per l'inferno e per il purgatorio, per due settennati), movendo dalla fede (egli è mandato da tre donne del cielo), conduce Dante avanti Beatrice, cioè alla sapienza. Così “Dante va con Virgilio a Beatrice„, significa “Dante diviene e poi è filosofo„. Ma prima è addotto a Matelda. Questa significa arte, e andar con Virgilio a Matelda o all'arte, che per Dante è la poesia, significa, diventare e poi essere poeta.

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