Dialogo

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Dialogo
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22 aprile 2016
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Roma, Mercoledì, 9 Aprile 2014: Mentre Salvatore sta uscendo dalla doccia, suonano alla porta.

E’ il suo amico Adriano, appena rientrato dall’Africa.
Roma, Sabato, 9 Aprile 1633: Sono le otto di mattina e Vincenzo, un giovane novizio del Collegio Romano si sta recando come tutte le mattine a lezione. Ma viene chiamato d’urgenza dal Rettore….
Dialogo, come non è difficile intuire, riprende quel “Dialogo sui massimi sistemi” che Galileo ipotizzò nel suo libro che gli costò il prezzo che tutti ben conosciamo.
La scansione temporale delle quattro giornate è la stessa. Ma in questo caso ho voluto strutturare il racconto in due vicende parallele: una ambientata ai nostri giorni e l’altra nelle ore cruciali e convulse che precedettero quello storico processo. Quello a Galileo appunto.
In comune c’è lo scenario magico di Roma.
Da una parte una Roma che cerca di preservare a fatica il suo antico fascino.
Dall’altra una Roma villana e purulenta, con la peste che dilaga alle sue porte, ma che per volere di Papa Urbano VIII cerca di rifarsi la faccia, almeno nelle sue sembianze più vistose . E per farlo si affida alle raffinate mani del più acclamato artista di quel tempo: Gian Lorenzo Bernini.
Da una parte Salvatore e Adriano, due vecchi amici che si ri-incontrano.
Dall’altra Vincenzo, un novizio che studia al Collegio Romano.
Salvatore e Adriano si sono conosciuti sui banchi del liceo. Ma poi hanno preso strade diametralmente opposte: Salvatore è un fisico, Adriano invece un missionario. E queste scelte di vita e di pensiero così radicali nella reciproca contrapposizione, loro malgrado, li hanno allontanati negli anni.
Vincenzo è un enfant prodige della matematica ed all’età di soli undici anni già conosce a memoria gli Elementi di Euclide. E questo suo grande talento gli vale una borsa di studio, conferitagli dallo stesso Gran Duca di Toscana, per andare a Roma a studiare in una delle istituzioni più prestigiose dell’epoca, il Collegio Romano, fortezza gesuita della conoscenza. Lì si trova in un clima di pieno fermento culturale e scientifico. E proprio in quel clima di fermento si svilupperanno gli eventi dai quali verrà fatalmente travolto. Ma Vincenzo rimane comunque un ragazzino. E come tutti i ragazzini si fa molte domande, alcune delle quali, scoprirà in una fatidica mattina di quell’Aprile del 1633, quando te le fai, ti cambiano la vita. Le due vicende si sviluppano senza apparenti intersezioni, fino a quando una serie di scoperte fortuite apriranno la narrazione a clamorosi sviluppi. Ci sono le grandi dispute sull’elio-centrismo e gli intrighi della Roma papale.
Ci sono il Bosone di Higgs e la mistica irrazionalità della Meccanica Quantistica.
C’è la brutale dirompenza del modello economico neo-liberale con tutto il male che oggi sta facendo alle popolazioni ed i loro territori. C’è la chiesa autoritaria che con l’Index librorum prohibitorum ha preteso per quattro secoli di controllare il pensiero occidentale.
Ci sono Giordano Bruno e Pasolini: due profeti ignorati della modernità.
Ci sono la Città del Sole di Campanella ed i primi movimenti ermetici del XVII secolo. C’è lo spettacolare esoterismo dell’arte barocca. C’è pure un manoscritto che viene scoperto in circostanze misteriose ed i cui contenuti, se fossero resi noti, farebbero tremare i palazzi del Vaticano più di quanto non stia già accadendo. Questo e qualcos’altro ancora è Dialogo. Un progetto che forse non sarà destinato a vincere un premio letterario, ma spero riuscirà a risvegliare in un modo avvincente ed accessibile le coscienze di un vasto pubblico su temi di cruciale importanza, lasciando la porta aperta ad una delle supposizioni più audaci che un romanzo possa oggi suggerire: Religione e la Scienza non più separate da due universi incompatibili tra loro, ma unite da un’unica fede comune.






















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