Circostanze incendiarie

La schiera dei grandi narratori e scrittori che hanno fatto del reportage un’arte abbraccia, com’è noto, secoli di letteratura e ha prodotto non pochi spunti di eccellente teoria. Anton Cechov ci ha lasciato, ad esempio, un manuale del buon reporter che dovrebbe essere obbligatoriamente presente oggi nel bagaglio dei nostri distratti inviati di guerra.
Tra i narratori e gli scrittori contemporanei in grado di padroneggiare quest’arte, Amitav Ghosh spicca certamente per originalità e stile. Nei suoi reportages si affaccia, come è stato scritto, «un meraviglioso ibrido di narrativa di viaggio, analisi storica e memoir» che è raro trovare altrove.
Inviato nei teatri di guerra e sulla scena dei maggiori conflitti politici, etnici e religiosi per oltre vent’anni, Ghosh ha scritto dei principali avvenimenti della nostra storia recente, cercando di volta in volta di illuminarne le differenti ragioni. Nell’istante in cui ha deciso di raccogliere insieme questi scritti, e di unirli a saggi più propriamente letterari, Ghosh si è, tuttavia, reso conto che, tra la sostanziale continuità di temi, interessi e timori che essi avevano in comune, uno spiccava più di tutti: le «circostanze incendiarie», i focolai di violenza che incendiano il nostro mondo, non costituiscono più un’eccezione ma la norma.
Fino a qualche tempo fa si poteva credere, infatti, che in tali circostanze vi fosse qualcosa di insolito, che fossero semplicemente un aspetto di quelli che V.S. Naipaul ha chiamato «mondi fatti-a-metà», mondi non ancora compiuti, non ancora sviluppati. Ma dopo la tragedia dell’11 settembre 2001, è chiaro che il mondo fatto-a-metà è diventato il nostro «mondo pienamente formato».
Dal disastro naturale che ha spazzato via le isole Andaman e Nicobar al conflitto che infiamma il confine tra India e Pakistan, al fuoco che divampa nelle grandi capitali occidentali, che consuma l’Afghanistan e cova sotto la cenere in Egitto, nessun angolo del mondo appare oggi immune dall’irrompere di una violenza inaudita.
Analizzare e descrivere questa violenza «senza che il proprio lavoro ne diventi complice», è il tema proprio di questo libro. Con la sua «prosa luminosa», Ghosh getta uno sguardo accurato sul caos del mondo, mostrando come poche idee siano così pericolose quanto la convinzione che ogni mezzo sia consentito per un fine auspicabile.

«Una prosa luminosa… uno sguardo accurato sul caos del mondo.»
Publishers Weekly

«Un meraviglioso ibrido di narrativa di viaggio, reportage, analisi storica e libro di memorie, in altre parole il genere in cui Ghosh eccelle come nessun altro.»
Washington Times

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