Ritorno su Solaris

E’ una storia originale che prende liberamente lo spunto dal famoso “Solaris” di S. Lem.

Sono passati diversi anni dalle avventure raccontate da Lem e il pianeta Solaris è stato abbandonato e quasi dimenticato.
Paolo, ingegnere italiano, si intestardisce nel voler provare a tentare un nuovo contatto con l’oceano di Solaris, forse il solo essere alieno conosciuto con cui si può tentare l’impresa. Riesce, dopo anni di sforzo a ottenere i finanziamenti necessari per il viaggio.
Parte da solo (condizione da lui ritenuta indispensabile per raggiungere la concentrazione necessaria per stabilire un contatto efficace).
All’inizio è travolto, come i suoi predecessori da incubi e fantasmi derivanti dal suo passato che prendono vita per azione dell’oceano.
Riesce però faticosamente a superare la lunga crisi e inizia il lavoro che aveva programmato: cerca di trasmettere all’oceano l’essenza di molti capolavori dell’umanità in vari campi (letteratura, arte, musica, scienze…).
Con infinita pazienza e con il giusto atteggiamento riesce ad interessare l’essere alieno che è l’oceano e a stabilire alfine una comunicazione che sembrava impossibile.
Ma l’oceano ha una rivelazione da fargli, l’orbita del pianeta è diventata instabile e Solaris è destinato ad un’imminente fine. Non è neanche più possibile sfuggire con un astronave.
Paolo reagisce con calma e dignità e trova ancora il tempo di inviare verso la terra un messaggio con il diario della sua incredibile avventura e delle sue scoperte.
Un po’ in antitesi con le tesi di Stanislaw Lem, il racconto vuol proporre l’idea che tutto è possibile, anche un contatto tra esseri profondamente e intrinsecamente diversi se si assume il corretto atteggiamento di rispetto, disponibilità e estrema buona volontà.
Il testo usa la tecnica dei “flash-back”: inizia con una drammatica scena coinvolgente Paolo appena arrivato sulla stazione. Poi la narrazione degli avvenimenti di quanto avviene a bordo è frammentata dai ricordi di come è nata la fantastica avventura.

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