Garcia Lorca

La sua persona «irradiava felicità», ricorda Neruda. È «la creatura» che ci mette in contatto con la Creazione, scrive Jorge Guillén. «Il capolavoro era lui», afferma Luis Buñuel. Sulla spinta di un’ingenua mitografia popolaresca, si è diffusa l’immagine del poeta bello, simpatico, allegro, animatore instancabile di serate mondane e letterarie, relegando in secondo piano lo stato di profondo drammatismo che invece ha caratterizzato la sua esperienza umana e reso straordinariamente moderno il suo messaggio poetico.
Gabriele Morelli restituisce la giusta dimensione a uno degli autori piú popolari del Novecento e alla sua complessa produzione (poesia, teatro, conferenze, disegni). Raccoglie una ricca e inedita documentazione grazie alla conoscenza dei familiari del poeta e alle dichiarazioni di testimoni, e con scrittura agile e fluida ricostruisce una puntuale e avvincente biografia. Ampio spazio è dedicato alla formazione avvenuta in una Spagna viva e vivace, attenta ai valori della tradizione, ma anche aperta alle moderne estetiche delle avanguardie europee, tra ironia e divertimento insieme agli amici fraterni Salvador Dalí, Luis Buñuel e Pepín Bello. Pagine interessanti sono riservate alla tragica morte del poeta: si discute sul giorno dell’esecuzione (17, 18 o 19 agosto 1936), si indicano i mandanti, si esaminano varie ipotesi sul luogo della sepoltura. Con garbo e discrezione si accenna alla sua sfortunata vicenda sentimentale, fino all’ultimo amore segreto venuto recentemente alla luce.
Poeta andaluso, poeta spagnolo, poeta universale, García Lorca a ottant’anni dalla scomparsa ha superato indenne l’usura del tempo e, come Dante, è ricordato con il solo nome di battesimo: Federico.

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